Giù le attese con disdette, convenzioni e task force
Le liste si accorciano, ma l’utente gira di più. Criticità per le visite pediatriche
Assunzione di medici con incarico “a tema” e aumento delle convenzioni con i centri privati accreditati per ampliare il ventaglio dei fornitori di prestazione. La ricetta regionale per la riduzione delle liste d’attesa, varata due anni fa in Emilia Romagna sulle orme del confinante Veneto, si avvale di due “integratori” che oggi proiettano i loro effetti benefici sulle agende del Cup provinciale. Senza voler emettere giudizi assoluti (la variabilità dello scenario che può modificarsi nel giro di 24 ore non lo consente) è possibile verificare che rispetto al 2014 e al 2013 l’attesa minima per ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico a Ferrara e provincia si è ridotta drasticamente. A confermarlo sono i dati raccolti dalla Nuova Ferrara il 6 dicembre scorso grazie alla collaborazione offerta dall’utenza. Un’avvertenza per chi si accinge alla lettura della tabella: una rilevazione eseguita su una singola giornata può dare risultati diversi a seconda della data scelta.
Le variabili del Cup. I tempi si possono accorciare all’improvviso per una disdetta oppure per una maggiore disponibilità di turni offerti dai medici; ma si possono anche allungare perché la data più breve si esaurisce e per il secondo appuntamento utile servono molte settimane in più. Nella rilevazione effettuata dal giornale questo aspetto è emerso in particolare per la visita oculistica (primo appuntamento utile il 20 dicembre a Copparo, poi si passa al 9 febbraio a Cona), per la visita urologica (14 dicembre ad Argenta, 9 marzo a Cona) e per la visita gastroenterologica (2 soli posti disponibili alla Quisisana di Ferrara per il 12 dicembre poi si passa all’8 maggio 2017 a Cona e al 5 giugno 2017 al Delta). L’osservazione vale anche per gli esami di Elettromiografia (12 dicembre a Ferrara-San Rocco e 9 gennaio a Ferrara-San Rocco i primi posti accessibili) e per il Test da sforzo cardiovascolare (17 dicembre a Cento, 20 gennaio a Ferrara-Quisisana). Risaltano le due prestazioni per le quali l’agenda risulta chiusa e l’esame non prenotabile: la densitometria ossea (per il controllo in passato si attendevano anche tre anni) e oculistica pediatrica). Spiccano per i tempi molto dilatati l’attesa minima di 349 giorni per la visita cardiologia pediatrica, a Cona, e i 95 per l’Ortopedia pediatrica al Delta). Criticità anche per la tempistica della visita geriatrica (197 giorni a Ferrara-San Rocco). Dermatologia e Ortopedia si sono giovate dell’attivazione di nuove convenzioni, intanto la Cittadella della Salute San Rocco, a Ferrara, sta contribuendo ad allentare i flussi. Per alcune prestazioni (Ecocolordoppler arti inferiori, Ecocolordoppler cardiaca, Risonanza magnetica rachide lombosacrale) l’Asl ha caricato in agenda anche un sito fuori provincia (San Giovanni in Persiceto, nel bolognese). In generale comunque si assiste ad una contrazione dei tempi per la prima prenotazione utile.
I tre fattori. A giocare un ruolo importante, se non decisivo, a favore dell’accorciamento delle date delle prestazioni sono stati almeno tre fattori: la costituzione di una task force medico-specialistica per tagliare le liste d’attesa (finanziata dalla Regione), l’aumento delle convenzioni locali e l’introduzione dell’obbligo di disdetta, in vigore dallo scorso aprile in tutta l’Emilia Romagna, che scatta se l’appuntamento col sistema sanitario non può essere rispettato (in caso contrario si rischia una sanzione). Quest’ultima novità sta facendo rientrare in agenda una quota di viste ed esami che prima andavano perduti a causa della distrazione, della scarsa informazione o della negligenza degli utenti.
Quanta strada da fare. La tabella che riassume la situazione “fotografata” il 6 dicembre scorso in provincia fornisce anche un’altra conferma, che non si può inserire però nella casella dei piccoli o grandi vantaggi. L’utente medio, infatti, deve percorrere molti più chilometri che in passato ed essere disponibile a spostarsi in vari centri della provincia per poter ridurre in modo rilevante il gap tra il momento della prenotazione e l’ingresso in ambulatorio. Il modello che da almeno tre anni si è affermato a livello locale e regionale si fonda su un assunto: che il diritto a un tempo ragionevole per l’incontro con lo specialista o col tecnico sanitario che effettua l’esame, viene garantito sull’intero bacino provinciale e non più vicino a casa, dove peraltro anche in passato non era facile spuntare un appuntamento in tempi brevissimi e nemmeno brevi.
La riorganizzazione. Questo è l’effetto del progressivo accorpamento dei servizi sul territorio (ambulatori) e del taglio della rete ospedaliera, che a Ferrara e provincia si appoggia attualmente su quattro nodi anzichè sui sette di inizio decennio (nel frattempo sono stati chiusi Copparo, Bondeno e, in parte, Comacchio) o la decina ancora disponibili negli anni ‘90, quando ci si poteva rivolgere anche a Codigoro e Portomaggiore. La nascita delle Case della Salute rappresenta un tentativo di rispondere alla polarizzazione del sistema ospedaliero, ma non si può non ricordare che molti “poli” non hanno ancora completato l’offerta e che altri sono solo parzialmente operativi (Comacchio) o addirittura assenti (Bondeno).
La crescita dei flussi. L’intasamento del pronto soccorso dell’azienda Sant’Anna, un servizio sul quale negli ultimi mesi e anni si è concentrata l’attenzione per le lunghe attese e per il super-lavoro del personale, rappresenta la cartina di tornasole della sofferenza di un intero sistema che richiede oggi interventi strutturali e non provvedimenti-tampone. Da questa analisi manca infine un dato: quanti ferraresi hanno deciso di allungare ancora di più il passo cercando una data fuori provincia? Quanti, inoltre, hanno deciso di rivolgersi direttamente alla libera professione senza prendere nemmeno in considerazione l’idea di rivolgersi al Cup di Ferrara e provincia?
Gioele Caccia
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