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Dodici fuochi accesi e antichi mestieri nella Manifattura

Dodici fuochi accesi e antichi mestieri nella Manifattura

Un pomeriggio molto particolare ha scaldato la cittadina Vallanti, caporioni e scrivano raccontano la storia

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COMACCHIO. Sembra davvero che il tempo si sia fermato nella Manifattura dei Marinati, dove ieri pomeriggio i ragazzi dell’associazione culturale “Marasue” e gli attori della compagnia “TeatroInsieme”, in costumi d’epoca, hanno dato vita ad una piece teatrale, omaggiando le antiche tradizioni legate alla cattura e alla lavorazione delle anguille. “Storia, spettacolo e cultura in Manifattura” è il titolo assegnato alla rappresentazione teatrale che, alternando la forza prorompente del dialetto, alle spiegazioni in italiano, ha fatto rivivere le suggestioni di un secolo fa, quando quintali di anguille, dalle valli arrivavano a bordo delle leggendarie marotte, nella fabbrica dei marinati. «In questo luogo, che è il cuore delle nostre tradizioni e della nostra cultura fino ad un secolo fa lavorava un santanàr ad stiàn – ha spiegato Cristian Zappata dell’associazione Marasue, abbigliato da vallante-, cioè un centinaio di persone». Un attore ha illustrato alla folla numerosissima, che si accalcata attorno ai 12 camini della sala fuochi, le tecniche di cattura delle anguille nei lavorieri, ma ha anche elencato le figure professionali presenti negli antichi casoni di pesca in valle. «Oltre ai vallanti, ai caporioni e allo scrivano, colui che faceva i conti, – ha indicato l’attore – c’era anche un soggetto che non dove esserci, il fiocinino, ossia colui che pescava di frodo. Era una cosa normale, per dare sostentamento alla famiglia. La pesca di frodo aiutava tante famiglie a campare». Nella sala fuochi sorrisi e commozione si sono intrecciati durante il racconto di uno spaccato di vita, quando due guardiani di valle hanno messo alle strette due tabarrini, ovvero due fiocinini assunti in prova, dopo che si era sparsa la voce del furto di una bolaga, il contenitore cilindrico dove finivano le anguille subito dopo la cattura nei lavorieri. Con il mantello da vallante il sindaco Marco Fabbri ha ringraziato Piero Zarattini, anima e guida della compagnia “TeatroInsieme” e «i tanti volontari, che hanno tolto tempo agli affetti, per dare qualcosa alla comunità. Chi non conosce il proprio passato, non ha un futuro. La nostra storia continuerà a raccontarsi nel Museo Delta Antico, che inaugureremo tra fine marzo e i primi di aprile del 2017».

Katia Romagnoli

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