Mangolini, il mobiliere stanco «Troppi dispetti, io chiudo»
COPPARO. Rabbia, dispetti, stanchezza, delusione, soddisfazioni che fanno bella la vita e che non arrivano più. Che chiuda un’attività commerciale che ha oltre 60 anni è già, di per sè, una notizia....
COPPARO. Rabbia, dispetti, stanchezza, delusione, soddisfazioni che fanno bella la vita e che non arrivano più. Che chiuda un’attività commerciale che ha oltre 60 anni è già, di per sè, una notizia. Che, per di più, chiuda con tutto un seguito di riflessioni che portano con sè anche un vago sapore romantico, è qualcosa di più. Accade a Copparo. Anzi, è accaduto ieri a Copparo. Dino Mangolini, commerciante di mobili (mobile stile classico e rustico), 62 anni, ieri ha consegnato la licenza di commercio ai preposti uffici del municipio. Sulla sua attività («Di almeno 3 generazioni», ci dice quasi piangendo) ieri lo storico imprenditore di via XX Settembre a Copparo ha scritto la parola fine. Fine dell’attività, chiusura del negozio di mobili. Le motivazioni? Le spiega il diretto interessato, raggiunto ieri alle 19 al telefono: «Non riuscivo più a divertirmi, mi passi il termine, nel mio lavoro come facevo una volta. Troppe persone cattive, troppi dispetti, tanti sgarbi ricevuti e ormai anche un guadagno sempre più scarso». Ma ad ascoltare le parole di Mangolini viene da pensare che, alla base della sua decisione «irrevocabile», ci sia anche dell’altro: «C’è dell’altro - ammette -, ad esempio il fatto che ormai le case vengono ammobiliate soltanto con mobili ultra-moderni, e forse il mio tempo è passato. Poi ci sono anche altre motivazioni: un 60% è rappresentato dai guadagni che calano sempre di più, un 30% dalle crisi spaventose di Berco e Carife che hanno inevitabilmente inciso negativamente anche sul mio lavoro; ed infine un 10% di “colpa” nel portarmi a questa decisione è rappresentato dall’età, la mia età. A 62 anni inizio a sentire la fatica». Ma certe persone alla sua età ripartono: «Saranno bravi, io parlo per me e avverto sempre più la fatica di questo lavoro, così ho deciso di chiudere per sempre la mia attività».
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