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Un viaggio lungo ore per venti minuti di treno

di Annarita Bova
Un viaggio lungo ore per venti minuti di treno

Con il cambio degli orari i ragazzi devono aspettare in stazione più di un’ora e al mattino sono costretti ad alzarsi alle 5.45 per prendere la corsa delle 6.20

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CODIGORO. Chi deve esser interrogato il giorno dopo studia a fatica nell’atrio della stazione mentre chi può prendersela con un minimo di tranquillità in più, ne approfitta per riposare sulle scomode (e poche) sedie a disposizione. Sono decine gli studenti pendolari, tutti giovanissimi, che ogni giorno per andare a scuola salgono sul treno della Tper che percorre la linea Codigoro -Ferrara e la loro, bisogna ammetterlo, non è una passeggiata. Soprattutto da quando gli orari sono cambiati e per colpa di pochi minuti di differenza la giornata è diventata infinita. La prima corsa utile per chi vuole entrare in orario è alle 6.20 del mattino: «Ci dobbiamo alzare alle 5.30 - dicono in coro - arriviamo a scuola stanchissimi».

Roberto Lezziero ha il libro aperto sulle gambe e la faccia scura, «prima il treno per tornare a casa partiva alle 13.30 - spiega - Adesso è stato anticipato alle 13.24. A qualcuno potrà sembrare assurdo, eppure per noi quei sei minuti in più erano fondamentali. Mi tocca aspettare qui in stazione fino alle 14.36...Intanto studio». Ferma sul primo binario assieme agli amici anche Jennifer Villa, «io parto da Migliaro e dopo una lunga giornata a scuola mi tocca stare qui anche più di un’ora». «Ci hanno fatto firmare un foglio, una sorta di petizione, speriamo solo vada a buon fine». E cosa c’era scritto? «Niente, era bianco. Abbiamo solo firmato». «Al ritorno non ho tanti problemi, alla fine esco da scuola e poi vengo in stazione con calma - interviene Andrea Zerbini - È il dovermi alzare all’alba che pesa. Tornato a casa devo anche studiare, non stacco mai». In qualche modo aumenta anche la spesa per le famiglie perché se qualcuno riesce a pranzare alle 15.30, altri hanno necessità invece di mangiare qualcosa e almeno 5 euro vanno via quotidianamente. Il viaggio di Gabriele Stella è infinito. Dopo il treno ha altri venti minuti di autobus prima di arrivare a casa e anche la vita da pendolare di Erika Draghetti, così come quella di Debora Vecchi; «Sto un’ora in giro per 20 minuti di treno, perdo tempo importante e quando arrivo a casa sono stanchissima. Non solo, dobbiamo chiedere permessi a scuola per entrare o uscire prima e tutto perché il treno ha degli orari assurdi. O meglio, basterebbe venirci incontro, in fondo non possiamo fare diversamente e a scuola ci dobbiamo andare». Valentina Vignali si sveglia alle 5.45, «non ce la faccio...sono le 14.30 e ancora devo tornare a casa. Se perdo il treno mi tocca entrare alla seconda ora e non posso perdere lezioni. Non voglio più che altro». Federico Teler arriva di corsa, il treno sta per partire «ogni giorno è un’avventura, inimmaginabile per chi non fa il pendolare». I treno è pieno, i ragazzi tutti seduti. C’è chi continua a studiare e chi invece si rimette a dormire. Giovanissimi, sembrano non accusare ma invece sono stanchi. «A loro cambia poco spostare le corse di dieci minuti. Solo dieci minuti: per molti di noi significa arrivare a casa due ore prima».

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