Dopo sisma, archiviato Ursa bis
L’inchiesta sui crolli: via al processo in giugno, ma stop all’indagine sulla trave che innescò la tragedia
Un pezzo del processo, il primo definito da tempo, va avanti. Per la seconda tranche - Ursa bis - invece la procura ha detto stop e ha chiesto e ottenuto l’archiviazione. E’ sempre più intricato l’aspetto giudiziario sui crolli dei capannoni nella nostra provincia nel terremoto del 2012 e ieri mattina se ne è avuta conferma al processo per i crolli all’Ursa di Stellata di Bondeno: il processo ormai definito da tempo che vede imputati due tecnici (Mauro Monti e Pierantonio Cedrini, accusati di omicidio colposo per la morte di un giovane operaio, Tarik Naouch) all’udienza di ieri davanti al nuovo giudice Sandra Lepore è stato aggiornato al 9 maggio prossimo. E alla prossima udienza di maggio sfileranno in aula i tecnici dell’accusa, guidati dall’ingegnere Claudio Comastri e quindi l’ingegnere Alessandra Aprile che dovranno indicare le cause dei crolli e soprattutto isolare le responsabilità (presunte) dei tecnici chiamati nel ruolo di imputati. Ma il processo Ursa che ha visto strada facendo proscioglimento di diversi indagati, cambi di imputazione, perde un altro pezzo: si è avuta notizia ieri, infatti, che la tranche d’inchiesta voluta e riaperta dal pm Nicola Proto (oggi trasferito a Bologna) e che vedeva indagati il costruttore della trave che cedette creando un effetto domino, e il progettista sono stati archiviati secondo quanto deciso dal nuovo pm Patrizia Castaldini, archiviazione poi accolta dal giudice. Secondo la procura non vi erano altre responsabilità, decisione assunta sulla base di un supplemento tecnico dello stesso Comastri in cui spiega che «la trave H5 utilizzata per la realizzazione dell’edificio industriale crollato è conforme a quanto previsto in progetto a meno di piccole variazioni geometriche non rilevanti ai fini statici». Insomma, era progettata per resistere a sollecitazioni statiche, in appoggio, trave su pilone. I supplementi di inchiesta e di perizia però erano stati sollecitati dalla parte civile (la famiglia di Tarik Naouch), il legale Claudia Tassinari e i tecnici, gli ingegneri Mazzolani e Formisano, che avevano indicato ai magistrati che la famosa trave H5 (punto di rottura e crollo del tetto del capannone Ursa) fosse priva di armatura interna e così fosse stata omologata. Il punto x del crollo venne individuato nel punto di appoggio tra pilone e trave che, però, è stato accertato e verificato essere armata, ma... Ma, spiega l’ingegner Comastri - non lo era a sufficienza per sostenere carichi «in condizioni sismiche». E qui si apre lo scenario delle aspre critiche che da tempo le difese muovono contro le tesi dell’accusa, ed accendono il dubbio per questo e gli altri processi sui crolli nel ferrarese: se travi e capannoni non dovevano sottostare a normative antisismiche e pertanto non dovevano esser progettate, usate e montate in tal senso, allora perché contestare violazioni di norme che non esistevano all’epoca di costruzione? Lapidario l’avvocato Lorenzo Valgimigli, difesa Monti: «Questo processo, per quanto riguarda Ursa è assurdo: dimostreremo come sostenuto fin dall’inizio che è privo di qualsiasi fondamento giuridico e tecnico».
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