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«Fusione con Ravenna o decideranno a Roma»

«Fusione con Ravenna o decideranno a Roma»

Camera di commercio, il presidente Govoni: da Modena nessuna proposta Da Felloni frecciata agli industriali: non andiamo a fare il fanalino di coda

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L’appuntamento decisivo per le sorti della Camera di commercio di Ferrara è posticipato a dopo le feste. Il consiglio camerale di «orientamento» sull’accorpamento, resa obbligatoria dalla legge di riforma varata dal governo Renzi, è infatti fissato «entro la metà di gennaio» ha reso noto ieri il presidente Paolo Govoni. «Confido che come sempre nella nostra Camera di commercio si troverà una sintesi tra le diverse posizioni» è l’auspicio dello stesso Govoni, che ha ricordato come anche il piano 2017 che stanzia 1,8 milioni di euro per le imprese sia stato votato all’unanimità. Stavolta però la «sintesi» non significa ricorsa ad un unanimismo stavolta davvero impossibile, ma raggiungere quei 19 voti, i due terzi degli aventi diritto, necessari a decidere quale direzione prendere. E sul tavolo, fa presente il vertice camerale pur non prendendo esplicitamente posizione, non ci sono due opzioni simmetriche: «Ravenna ha già deliberato, mesi fa, di volersi accorpare con noi - ha fatto presente Govoni - Con Modena, invece, ci sono solo relazioni (anche ieri c’è stato un incontro tra i vertici camerali a margine della giunta di Unioncamere regionale, ndr) ma la loro posizione è stata di demandare a Unioncamere nazionale la decisione. Attendiamo anche di leggere per bene la loro delibera». La situazione è quindi questa: se Ferrara voterà per Ravenna, Unioncamere nazionale che deve fornire al governo il quadro completo delle nuove 60 maxi-Camere di commercio non avrà altra possibilità che promuovere questo progetto di accorpamento; se uscirà l’opzione Modena, e ancor più un nulla di fatto, Unioncamere avrà invece spazi di manovra. Non sarà nominato un commissario per imporre la scelta, ma il rappresentante nazionale arriverà comunque per guidare dal punto di vista tecnico il processo di fusione. Dubbi in queste scelte ce ne sono sempre, se è vero che Rovigo, tra le poche ad averlo fatto, ha approvato l’accorpamento con Venezia con un solo voto di margine.

Com’è noto, una fetta importante delle associazioni imprenditoriali, guidate da Confindustria e Legacoop, sono schierate per Modena, secondo l’assioma che le aziende ferraresi sono molto più interconnesse con le realtà della via Emilia rispetto a quelle della costa. La risposta di Giulio Felloni, vicepresidente camerale e numero uno di un’Ascom decisamente schierata per Ravenna, è poco accomodante: «Premesso che non verrebbero in ogni caso esclusi rapporti con Modena, bisogna tener conto delle esigenze di tutte le imprese e non di quelle di singole associazioni. Ferrara vada dove può contare qualcosa, non fare il fanalino di coda. E poi per sposarsi bisogna essere in due...». Per dirla con le parole più ecumeniche del presidente, «il nostro obiettivo dev’essere quello di essere sempre utili alle imprese». E c’è chi fa notare come lo sportello di Comacchio, appena aperto, sia stato preso d’assalto dalle richieste di servizi. È probabile che questo sportello, assieme a quello di Cento, sia mantenuto anche dopo la razionalizzazione post-fusione, mentre la sede centrale finirà per perdere lo status di sede legale.

Ai ferraresi brucia in ogni caso doversi fondere con qualcuno, perché «la nostra Camera di commercio è tra le più efficienti d’Italia, come dimostra anche il bilancio 2017» ha evidenziato il presidente. Il 54,24% delle risorse incamerate viene restituito direttamente alle imprese, senza contare il costo degli altri servizi, e questo dato garantisce a Ferrara l’inserimento nell’elite degli enti virtuosi, ai quali saranno destinate risorse aggiuntive, inoltre arriveranno altri soldi Unioncamere dai progetti co-finanzati dalla Regione. Le parola d’ordine per il 2017 sono digitale, start up, rapporto con scuola e università, filiere, reti, cultura e turismo (il Piano poliennale per turismo è stato presentato a tempo record») , così come indicato nella legge di riforma. «Avremo un occhio di riguardo per la trasmissione d’impresa - ha annunciato il direttore Mauro Giannattasio - perché tantissime imprese sane chiudono a causa del mancato ricambio generazionale. Lavoreremo poi a rendere commerciabili i brevetti delle piccole imprese, e a lanciare il bando just-in-time: in pratica, si tratta di adattare i contributi alle esigenze del momento delle imprese, ribaltando l’impostazione classica». Da sviluppare anche gli accordi contro le crisi da sovraindebitamento, mirati ad evitare il fallimento di aziende che hanno difficoltà a pagare i debiti: sono arrivate già 6 domande. Giannattasio ha anche annunciato un progetto di «lotta alla burocrazia locale, c’è anche quella: non è più ammissibile che le imprese debbano affrontare procedure diverse da Comune a Comune».

Stefano Ciervo

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