«Gli agenti paghino i danni per il caso Aldrovandi bis»
Oggi alla Corte dei conti si discute il risarcimento richiesto a due ispettori Le difese: ma per Bulgarelli il procedimento disciplinare è stato annullato
Dopo le inchieste, gli infiniti processi sul caso Aldrovandi e gli strascichi giudiziari e non, non è ancora finita per due poliziotti coinvolti nell’inchiesta Aldro Bis sui depistaggi durante le indagini sulla morte di Federico Aldrovandi avvenuta il 25 settembre del 2005. Oggi a Bologna, infatti, per Marcello Bulgarelli e Marco Pirani, due degli ispettori finiti sotto processo, è fissata davanti ai giudici della Corte dei conti l’udienza in cui dovranno pronunciarsi sulla richiesta della procura contabile per un risarcimento valutato in quasi 78mila europer entrambi. Bulgarelli e Pirani, il primo prosciolto per prescrizione in Cassazione, il secondo condannato in via definitiva a otto mesi, dovranno difendersi all’udienza davanti ai giudici in un processo contabile che segue quello ai quattro poliziotti condannati per la morte del giovane. Il nodo della contesa resta il risarcimento che il ministero degli interni accordò gli anni scorsi alla famiglia Aldrovandi in 2 milioni di euro: per una parte di questi, i 4 poliziotti condannati per la morte di Federico erano stato chiamati in causa per risarcire a testa 467mila euro (la richiesta della procura contabile), cifra poi ridimensionata dagli stessi giudici contabili ad importi dai 16mila a 67mila euro ciascuno. Ora restano le posizioni di Bulgarelli e Pirani, valutate come richiesta in 77.250 euro, da dividere per due. All’udienza, difesi dagli avvocati Dario Bolognesi e Eugenio Pini, verranno presentati gli esiti dei procedimenti discipliari. Come sottolineava ieri sera l’avvocato Bolognesi, il procedimento disciplinare attivato contro l’ispettore dalla Polizia (questore e preposta commissione disciplinare, esterna e non ferrarese) è stato annullato, poichè di fatto la Cassazione nella sentenza di prescrizione del reato per Bulgarelli ha indicato che non vi era nè colpevolezza nè innocenza poichè non era stata raggiunta la prova di quel depistaggio indicato nella registrazione dei colloqui telefonici del 25 settembre 2005 con la centrale operativa sulla famosa parola “stacca”.
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