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Partorisce e trova il marito Il lieto fine dopo le barricate

Joy Andrew con il piccolo Michael in Neonatologia a Cona
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Joy Andrew con il piccolo Michael in Neonatologia a Cona

Joy Andrew e Michael, il suo bambino, sono in Neonatologia a Cona. «Non racconterò a mio figlio di quella notte a Gorino. Per me è stato terribile»

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FERRARA. Reparto di Neonatologia, ospedale di Cona. Una giovane donna allatta amorevolmente il suo bimbo. Il neonato si chiama Michael, la prima luce l'ha vista in piena notte, alle 2.23 di lunedì. Un bagliore di gioia per una mamma speciale, lei che le tenebre le ha attraversate sul serio. «Oggi è davvero un altro giorno, un giorno diverso», dice Joy Andrew. Ha vent'anni ed è una delle dodici ragazze africane respinte dalla popolazione di Gorino la sera del 24 ottobre.

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Michael era ancora nella sua pancia, aspettava un soffio di vita e di accoglienza che le barricate invece gli hanno negato. «Ho deciso che non gli racconterò nulla di quella notte - spiega Joy mentre il volto le si increspa -, meglio così. Per me è stato terribile, non avrei mai creduto potesse accadere qualcosa del genere». Poi fa un gesto con la mano come a voler scacciare altrove il fantasma del passato.

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Impossibile tuttavia dimenticare la partenza dalla Nigeria, l'arrivo sulle coste libiche e dopo mille peripezie e pericoli la traversata del mare Mediterraneo. Insieme a Joy, ad aspettare il barcone sulla costa libica, c'era il marito, Lamin Dampha, che però sopraffatto dalla gran folla non è riuscito a imbarcarsi. Lei essendo incinta ha avuto la precedenza, lui invece è rimasto a terra. Joy temeva di averlo perduto per sempre oppure che gli fosse capitato qualcosa di brutto, invece le belle notizie per fortuna non arrivano mai da sole. «Sabato sono riuscita a parlargli al telefono - racconta la donna -. Mio marito è ancora in Libia, ma sta bene. Spero che presto possa venire qui da noi». Lamin è parrucchiere, mentre la giovane mamma Joy in patria aveva iniziato a studiare Business administration (con l’inglese se la cava piuttosto bene). «Mi piacerebbe riprendere al più presto gli studi, così come vorrei imparare l'italiano. E poi cercare un lavoro. A Ferrara mi trovo bene, tante persone sono venute in ospedale a trovarmi in questi giorni».

Assieme ad altre tre ragazze cacciate da Gorino, Joy Andrew nelle scorse settimane è stata ospitata in una struttura dell'Associazione Viale K situata in via Mura di Porta Po. Ora la sua famiglia sono i medici e le infermiere di Cona, tutti al fianco suo e di Michael.

Il padre di Joy non sa delle nascita del nipote, aveva fatto di tutto affinché non sposasse Lamin ed era arrivato persino a minacciarla una volta incinta. «Lui è animista e non vedeva di buon occhio la mia religione cristiana. E così abbiamo preso la decisione di scappar», ricorda la donna. Adesso però nella sua vita c'è Michael, un fagottino di quasi tre chili che come tutti i neonati alterna una poppata a un pianto, in mezzo a tanto sonno. «È un bravo bimbo, sono anche riuscita a dormire stanotte», dice con un sorriso la mamma. Aspettando il marito per completare una famiglia in grado di immaginare un futuro.

Fabio Terminali

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