«Terremoti, serve la prevenzione»
Lezione all’Accademia delle Scienze del geologo Bosellini sui fenomeni sismici
Le dolci colline della Toscana? Scolpite dai terremoti, che da quella parte degli Appennini distendono il suolo creando pianure e vallate. Sotto Ferrara invece, al di qua della linea montuosa che taglia longitudinalmente l'Italia centrale e meridionale, la crosta si comprime e fra qualche milione di anni la Pianura padana avrà soffocato completamente il Mare Adriatico.
Da oggi ad allora niente potrà fermare i movimenti attraverso i quali le placche tettoniche sagomano e rimodellano la superficie e le profondità del nostro pianeta. «Tutto scorre», come diceva un antico filosofo, e l'Italia non fa eccezione.
Però non è detto che sia sempre un male. «Dimenticate molte cose che avete sentito in tv dopo gli ultimi terremoti in Italia centrale - spiegava ieri sera a Palazzo Bonacossi il geologo Alfonso Bosellini, esperto di terremoti, chiamato dall'Accademia delle Scienze di Ferrara a spiegare perché l'Italia è un Paese a rischio sismico - Dobbiamo imparare a convivere con questi fenomeni naturali. Perché continueranno a scuotere la terra e a spaventarci almeno finchè non utilizzeremo al meglio la prevenzione territoriale urbanistica. È questa l'unica possibilità di ridurre i danni».
I terremoti, comunque, ci hanno già insegnato alcune cose: che le piccole scosse, ad esempio, che sollevano spesso grandi preoccupazioni e timori, «scaricano un po' alla volta le forze che si accumulano nel sottosuolo - ha argomentato Bosellini - e quindi tengono sotto controllo nel tempo la potenza distruttiva del sisma, che tende ad accumularsi. Attorno alla faglia di San Andreas in California, se il suolo non si muove per molto tempo si preoccupano…».
Il geologo, che ha insegnato a Ferrara per molti anni e che ha compiuto ricerche e osservazioni in molti continenti estendendo le sue conoscenze fino ai comportamenti degli oceani, ha escluso, parlando a margine con i giornalisti, un collegamento diretto fra i recenti terremoti avvenuti in Italia centrale, e quello del 2012 che ha colpito la zona di confine tra Modena e Ferrara.
«Qui la spinta induce una compressione, nelle zone coinvolte dal sisma tra il 2009 e il 2016, in Italia centrale, la crosta invece si sta dilatando. Nessuno di quei movimenti può innescare un effetto diretto su questa parte della Pianura padana», ha precisato.
«E le perforazioni nel sottosuolo per estrarre gas o petrolio?, ha chiesto una persona dalla platea. Non andrò mai a dire a chi abita in uno dei luoghi indicati per le estrazioni che bisogna stare tranquilli e che lì non succederà niente - ha risposto Bosellini - perché non posso escluderlo. Ma direi che l'effetto più probabile è sulla subsidenza, sull'abbassamento del terreno». Qualche domanda è arrivata sulla capacità di previsione.
«Né i comportamenti degli animali, né altri possibili segnali rivelatori, come la fuoriuscita di gas radon, hanno dimostrato finora una particolare affidabilità nella previsione - ha concluso lo studioso - E comunque se il preavviso arriva un'ora prima non serve a molto. Provate a pensare come si potrebbe far evacuare una popolazione composta da milioni di persone attorno ai Campi Flegrei, una delle zone più pericolose d'Italia».
L'Accademia delle Scienze di Ferrara, presieduta dall'1 novembre scorso dal prof. Adolfo Sebastiani, ex preside di Medicina, ex direttore della Clinica Oculistica del Sant'Anna e oggi delegato del rettore per la sanità, ha messo in cantiere altri appuntamenti scientifico-divulgativi per il 2017. Tra i temi, l'omicidio stradale, scienza e fede, l'attività motoria. (gi.ca.)
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