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Furto al rifugio Cai Ipotesi chiusura al vaglio dei dirigenti

Furto al rifugio Cai Ipotesi chiusura al vaglio dei dirigenti

La presidentessa Emanuela Massari non ne fa mistero «Il rischio c’è, valuteremo. Certo così non si può continuare»

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ARGENTA. «Una mazzata. È stato un colpo basso al nostro piccolo bilancio e, a caldo, diciamo che non vogliamo mollare, anche se, nell’immediato, dico che bisogna pensarci perché il “casetto”, per noi e per la comunità, è un simbolo della nostra identità».

È molto arrabbiata Emanuela Massari, presidente della sezione del Club Alpino Italiano. L’irruzione dei ladri-vandali al “casetto”, la struttura riconosciuta come il rifugio del Cai più basso d’Italia, ha sconquassato gli animi della gente e dei componenti del consiglio direttivo. Nella programmata riunione di martedì sera si è principalmente parlato del furto, dei 6 tavolini pieghevoli e delle 12 panche portati via. Dei lavori che bisognerà fare per ripristinare la porta blindata. Insomma, una riunione con l’entusiasmo sotto la suola delle scarpe, anche se nei sentimenti di chi compone il consiglio direttivo c’è il vivo ricordo dell’indimenticabile Daniele Zagani, colui che, a tutti i costi, volle il “Casetto”.

«Sì, dopo il sopralluogo dei carabinieri (arrivati da Portomaggiore, ndr) - riprende la Massari - ho presentato la denuncia nella stazione di Argenta. Voglio aggiungere che, oltre ai due furti, ad ottobre abbiamo subito un tentativo con la rottura della finestra e non escludiamo che questo sia servito per un’ispezione. Del resto l’accesso al “casetto” è di libero passaggio ed è giusto che lo sia. Anzi: è bene che sia più frequentato e invece ci passano le persone sbagliate. Con la storia dei pescatori di frodo in valle, l’area è controllata esclusivamente dalle guardie volontarie dell’Unione pescatori, da quelle della Bonifica Renana e, quando possono, dalla Polizia provinciale. Ciò che mi sento di fare ora - dice ancora la Massari - è un appello a tutti coloro che frequentano la zona: prestate attenzione e senza esporvi chiamate il 112 o i vigili urbani se vedete persone al nostro “casetto”. Solo così facendo si può recuperare e tutelare un bene comune. Il futuro? I continui attacchi ci fanno pensare. Riacquistare tutto perché è finalizzato alle nostre attività va bene, ma c’è il rischio che lo rubino ancora e allora...allora abbiamo pensato alle telecamere, alle foto-trappole. Non so, vedremo».

Giorgio Carnaroli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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