Amianto, Baltur: ecco dove ha lavorato Brugioni
La società sotto accusa esplicita la linea difensiva: «L’operaio ha prestato servizio anche in altre due aziende che al Petrolchimico trattavano l’amianto»
In attesa dell’autopsia sulla salma di Giampaolo Brugioni, l’operaio morto cinque anni dopo l’infausta diagnosi di un mesotelioma pleurico maligno, la Baltur parla tramite l’amministratore delegato Riccardo Fava a proposito delle presunte responsabilità «per la dolorosa e prematura scomparsa del signor Brugioni», alla cui famiglia la direzione anziendale «ha manifestato personalmente e attraverso un messaggio scritto il proprio cordoglio nel giorno dell’ultimo saluto». La premessa è che Baltur «da sempre ha garantito e assicurato a tutti i suoi collaboratori la massima tutela possibile in ordine a salute e sicurezza, prevedendo protocolli sanitari già all’epoca precursori di quella che sarebbe stata poi la normativa in materia, ed è quindi fiduciosa di poter vedere riconosciuta la sua correttezza nelle sedi opportune».
Quindi si entra più nel merityo della vicenda processuale che vede imputato Gianni Fava (padre di Riccardo) quale rappresentante legale di Baltur quando Brugioni lavorava nell’azienda. A seguito della morte dell’operaio il pm ha chiesto di cambiare il capo d’imputazione da lesioni colpose a omicidio colposo. Il reato cambia, ma la natura del processo no, in quanto il punto chiave resta l’esposizione all’amianto e il relativo nesso di causalità tra malattia e lavoro a contatto con la sostanza cancerogena. L’ad della Baltur esplicita la linea difensiva basata sulla «esplorazione di altre possibili cause alternative» e segnala che Brugioni non ha lavorato solo alla «Baltur, m anche presso la Soimi e la Riva e Mariani, società che si occupavano, all’interno del Petrolchimico di Ferrara, delle coibentazioni in amianto e della costruzione di impianti di urea ed ammoniaca con utilizzo di materiali contenenti amianto». La linea è chiara, tende ad allargare i margini del dubbio su dove e come Brugioni abbia respirato le microscopiche e letali fibre di amianto. Fra due mesi è atteso l’esito dell’autopsia. Quanto al processo, la prossima udienza si terrà il 16 marzo 2017. (m.p.)
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