Gli alberi ci sono, gli spazi no
Prende corpo l’ipotesi di un parco urbano sotto l’argine del Reno
ARGENTA. Ogni anno sono 20 i nuovi alberi che Soelia mette a dimora; inoltre, delle piante messe a disposizione dalla Regione, un centinaio sono state distribuite nel 2015 mentre 700 sono quelle del 2016. È la sintesi della risposta che l’assessore all’ambiente Marco Chiarini ha fornito nell’ultimo consiglio comunale al consigliere del M5S, Luca Bertaccini. Il capogruppo del M5S infatti, aveva chiesto se il Comune tiene conto della legge 113 del gennaio ’92 dell’obbligo di porre a dimora un albero per ogni neonato a seguito di registrazione anagrafica, ma anche se essendo un comune sopra i 15mila abitanti, fa piantare un albero per ciascun minore adottato, oltre che ogni neonato. «Si vuole conoscere - è stata la richiesta di Bertaccini - quante piante sono state messe a dimora negli ultimi tre anni ed in quale parte del territorio comunale». Nel dettagliare, l’assessore Chiarini ha tenuto a precisare che «il servizio ambiente del Comune di Argenta prevede in due modi la piantumazione di nuove alberature: attraverso il contratto del verde (Soelia, ndr) e distribuendo ai cittadini giovani alberi che la Regione mette a disposizione».
Sulle modalità, le piante vengono collocate in sostituzione di altre ammalorate o abbattute secondo una precisa tabella.
«Nella sostanza - ha precisato Chiarini - rispettiamo la legge 113/92 sia attraverso la piantumazione in aree pubbliche ma soprattutto in aree private coprendo così le circa 120 nuove nascite annuali. Le difficoltà maggiori che incontra il Comune - ammette l’assessore - nel mettere a dimora nuove alberature, sono i criteri previsti dalla normativa. Sta nel fatto che il patrimonio verde che ci troviamo a gestire presenta caratteristiche e criticità tali per cui allo stato attuale è complesso trovare contesti con caratteristiche adeguate per poter piantare ogni anno oltre 100 alberi. Oggi ci troviamo a gestire un patrimonio verde con tantissime situazioni di conflittualità tra pubblico e privato. La visione di verde pubblico che ci immaginiamo oggi è quella di ampi polmoni verdi a servizio della collettività e non di piccoli spazi che creano, nel tempo, disagi in termini di oneri, di manutenzione, di convivenza coi confinanti. L’idea è quella di veder realizzato un parco urbano a ridosso dell’argine del Reno come prevedeva il Psc da realizzarsi attraverso le misure di perequazione urbanistica». (g.c.)
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