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Il graffio della Tamaro: «Come la mia tigre sono di natura solitaria»

di SAMUELE GOVONI

Doppia presentazione all’Ibs+Libraccio di Ferrara. Prima Sgarbi poi la scrittrice con “La tigre e l’acrobata”

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FERRARA. Oggi (16 dicembre) alle 18 alla libreria Ibs+Libraccio di Ferrara (piazza Trento e Trieste) arrivano Giuseppe Sgarbi e Susanna Tamaro. Il primo presenterà “Lei mi parla ancora” (ed. Skira), un delicato e appassionato dialogo a distanza, l’amore inesauribile per la sua sposa, compagna e anima di tutta una vita. La Tamaro invece parlerà de “La tigre e l’acrobata” (ed. La Nave di Teseo). Con questo romanzo la scrittrice torna alla narrativa. Una straordinaria favola per lettori di tutte le età che si intreccia anche con la natura umana della stessa autrice. A moderare il pomeriggio ci sarà Giuseppe Cesaro. In attesa di averla in città l’abbiamo intervistata.

Ci sono analogie tra lei e la tigre protagonista del libro?

«Assolutamente sì, ce ne sono moltissime. Ho sempre amato la solitudine anche se sono piena di amici. Ho bisogno dei libri e della libertà. Mi piace fare lunghe passeggiate con i miei cani. Anche io, come la tigre, ho una natura solitaria».

Jack London ha saputo raccontare attraverso la natura selvaggia anche l’uomo. Come è cambiato l’essere umano in questi anni?

«Sono una grande. Londoniana. “Zanna bianca”, “Il richiamo della foresta” sono romanzi formidabili, che amo e che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia della letteratura. In questo secolo l’uomo è cambiato in maniera formidabile. Ho quasi sessant’anni e posso dire di aver visto il cambiamento che c’è stato tra l’uomo dell’Ottocento e quello contemporaneo. Negli ultimi 20 anni le cose sono andate veloci e i cambiamenti che ci sono stati sono per me inquietanti. Penso che tutti dovremmo fermarci a riflettere per capire dove stiamo andando realmente».

Sono passati 22 anni da “Va’ dove ti porta il cuore”. Cosa resta di quell’epopea letteraria?

«Resta tanto. La gente che incontro per strada continua a parlarmi di “Va’ dove ti porta il cuore” e alcuni mi dicono che quel romanzo ha cambiato la loro vita. Ventidue anni dopo resta senza dubbio la potenza emotiva ma, come spesso capita, la stragrande maggioranza della gente associa il mio nome a quell’unico libro senza sapere che prima e dopo quello ce ne sono stati tanti altri».

Si aspettava tutto quel successo? Si è sentita sottopressione durante la scrittura dei romanzi successivi?

«Non mi aspettavo nulla di simile e no, non mi sono lasciata condizionare. Ho continuato a scrivere ciò che volevo, sentendomi libera e senza fare troppo caso al successo di quel fortunato libro».

Tra i vari riconoscimenti ricevuti nella sua carriera, c'è anche il premio Cento vinto nel 1995 con “Il cerchio magico”.

«Sono molto orgogliosa di quel premio, il primo che ho ricevuto per la narrativa per ragazzi. Adoro scrivere per i bambini anche se è molto difficile, non a caso (sorride, ndr) su tutti i libri che ho scritto nella mia carriera solo cinque sono per giovani e giovanissimi lettori. Bisogna tornare alla mente che si aveva da bambini, bisogna saper giocare col paradosso e fare il lavoro migliore possibile perché spesso, i romanzi che si leggono nell’infanzia, sono poi quelli con cui si cresce e che ci si porta dentro anche da grandi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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