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Il matrimonio estense tra le coop è partito bene

Il matrimonio estense tra le coop è partito bene

Il presidente Benini: risultati incoraggianti ma senza Cispadana restiamo lontani Soci e occupati reggono grazie a servizi e sociale, ci provano i giovani qualificati

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Nella ridda di fusioni, più o meno obbligate, che l'attualità mette all'ordine del giorno c'è chi come Legacoop Estense il matrimonio (Ferrara più Modena) l'ha già celebrato. Appena nove mesi fa, ma è già ora di un bilancio. «Risultati incoraggianti - sostiene il presidente Andrea Benini - anche se sono i primi passi. Stiamo cercando di compenetrare culture organizzative di due strutture fondamentalmente complementari, con l'ottica di garantire più servizi. C'è una cosa che si sta rivelando più positiva di quanto preventivato: una maggiore capacità di conoscere i territori, ora abbiamo un osservatorio più ampio». Pure se poi si deve tornare sulla terra, o meglio sulla strada, se è vero «che fin quando non sarà completata la Cispadana le due province resteranno ancora piuttosto lontane». Al fianco di Benini («da qualche tempo mi definisco più estense che ferrarese», sorride) siedono il direttore Gianluca Verasani (modenese, precisamente di Campogalliano) e la coordinatrice territoriale per Ferrara, Chiara Bertelli. É lei a elencare le prime iniziative comuni: il coordinamento del comparto agroalimentare e pesca tenuto a Goro, il progetto nelle scuole superiori "Bellacoopia" attivo da dieci anni a Modena si ripropone da noi, il percorso inverso che a breve farà il protocollo d'intesa stipulato con Unife, mentre è già stato unificato lo sportello di supporto alle start up.

Legacoop insomma come Unindustria corre verso ovest, peccato però che la Camera di Commercio stia per imboccare la via per Ravenna. Scelta sbagliata? «Non la definirei così - risponde Benini - tutto è relativo a quali caratteristiche si vogliono mettere in primo piano: è legittimo che chi punta su agricoltura e turismo la pensi diversamente da noi. Comunque la futura unione rischia di essere solo un passaggio intermedio: continuasse il calo di fondi a disposizione, avanzerebbe la soluzioni di Camere di Commercio regionali».

Oltre la geoeconomia e le aree vaste, c'è una crisi economica che non molla. Come se la passano le 263 (di cui 112 ferraresi) cooperative associate? «Da un'indagine - dice Verasani - risulta che metà non prevedono grossi cambiamenti il prossimo anno, il 30% pensa a miglioramenti e il 20% a possibili segni meno». Complessivamente i numeri di soci e occupati tengono, seppur in un contesto molto diversificato: continua la crisi dell'edilizia (il nuovo codice appalti è stato criticato dal presidente nazionale di Legacoop Lusetti), più vivace l'attività nel settore sociale, dei servizi e della cultura. «Tanti giovani anche con profili professionali elevati - spiega Benini - pensano alla cooperazione per fare impresa, associandosi con altre persone. Specie se si viene dalla partita Iva, è di moda. Tuttavia servono piani aziendali seri e un po' di tempo per valutarli alla prova del mercato».

Fabio Terminali

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