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"La medicina di genere entri in tutti i corsi di medicina"

Paola Boldrini
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Paola Boldrini

La raccomandazione dell'organismo centrale universitarioche punta ad estendere in tutta Italia un modello pilota sviluppato tra Unife e La Sapienza di Roma

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FERRARA. La Medicina di genere, che ha l'obiettivo di personalizzare diagnosi e terapie prestando una maggiore attenzione alle patologie che si manifestano in modo diverso a seconda del sesso del paziente - senza dimenticare gli aspetti psicologici e culturali -  inizia a conquistare consensi anche tra gli addetti ai lavori.

La Conferenza Nazionale Permanente dei Presidenti di corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia ha infatti approvato una mozione per l’inserimento della medicina orientata al genere in tutti gli insegnamenti delle Scuole di Medicina delle Università italiane. La decisione assunta dall'organismo centrale delle università si fonda sul primo progetto pilota lanciato dal prof. Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Universitario Nazionale e presidente della Conferenza dei Presidenti di Consiglio di corso di laurea in Medicina e chirurgia -  e  sul lavoro parlamentare svolto dall’on. Paola Boldrini, deputata eletta a Ferrara e prima firmataria di una specifica proposta di legge (la n. 3603)  da tempo depositata e in attesa di essere esaminata dalle Camere, oltre che di due università già attive sulla materia come Unife e La Sapienza.

La conferenza presieduta dal prof. Lenzi nell’ultima sessione ha approvato all’unanimità, trasformando in mozione con raccomandazione a tutte le università, il progetto pilota descritto dalla prof. Tiziana Bellini, coordinatrice del corso di laurea di Medicina e Chirurgia e delegata alla Didattica dell’Università di Ferrara, che, approfondendo i dettagli di applicazione, ha descritto ciò che Ferrara ha già intrapreso e cioè  l’integrazione nei singoli corsi di laurea magistrale di Unità Didattiche relative alla Medicina di Genere, a partire dall’anno accademico  2017-2018.

Una delle nuove frontiere della medicina, si spiega in un comunicato  stampa, "consiste nel personalizzare nel modo più efficace ed appropriato la cura. Le evidenze scientifiche portano a sottolineare quanto il percorso di diagnosi e cura debba tenere conto delle differenze tra uomo e donna date dal sesso di appartenenza, ma anche dal genere, che consegue dal ruolo sessuale. Quindi non solo sotto l'aspetto anatomo-fisiologico, ma anche le differenze biologico-funzionali, psicologiche, sociali e culturali. Una formula che si riassume nella definizione di Medicina di Genere". Non si tratta di "una disciplina medica aggiuntiva a quelle già esistenti, ma nuovo orientamento dell’intera medicina" che "richiede attenzione a molti ambiti di interesse, primo fra tutti, la formazione".

Lo scopo del progetto pilota, promosso dall’Università di Ferrara e dall’Università La Sapienza, di cui è coordinatrice del corso di laurea in Medicina la prof.ssa Stefania Basili, è "di sensibilizzare le nuove generazioni di medici, per cui è importante che nel corso di studio in Medicina e Chirurgia sia previsto  in maniera  strutturata, un approccio di genere come parte integrante del processo formativo".

Hanno già aderito, oltre all’Università di Ferrara e Roma Sapienza, altri atenei Italiani fra i quali ‎Palermo, Napoli Federico II, Campobasso, Foggia, ma stanno arrivando molte altre adesioni.

 

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