Balbo, un addio discreto come l’amore per Ferrara
È morto a Roma Paolo, figlio del trasvolatore Italo. Aveva 86 anni Donò alla città la collezione del Corriere Padano, il ricordo di Folco Quilici
Ha trascorso una vita appartata Paolo Balbo, che ieri è scomparso a Roma all'età di 86anni, a seguito di un malanno improvviso. L'avvocato, figlio del trasvolatore e fondatore dei Fasci di Combattimento Italo Balbo, aveva donato all'Istituto di Storia Contemporanea l'intera collezione del “Corriere Padano”, nonché molti documenti, fotografie e volumi appartenuti alla biblioteca di famiglia.
Di recente era venuto a Ferrara in due occasioni, a luglio e a settembre, per consegnare e illustrare il valore testimoniale di quelle carte. Non era stato facile per lui staccarsene, dopo aver quasi perso la speranza che la memoria del padre potesse essere rivalutata nella sua completezza. Solo nell'estate 2014, in un'intervista rilasciata alla “Nuova Ferrara”, non riusciva a immaginare che in breve tempo sarebbe stato realizzato un Fondo Italo Balbo.
Tuttavia l'attenuarsi delle passioni politiche in contrasto e la fine delle ideologie hanno permesso un clima più favorevole per lo studio critico.
«La donazione si è rivelata più consistente del previsto - afferma Anna Quarzi - e abbiamo apprezzato il riconoscimento nei confronti del nostro lavoro. Personalmente ho apprezzato la sua discrezione e l'affetto inesauribile per questa città».
La direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea sostiene le parole del sindaco Tagliani, che appena ricevuta la notizia ha espresso il proprio cordoglio, ricordandolo come «un ammiratore della sua Ferrara».
Per quanto abbiano avuto destini differenti e così pure le carriere lavorative, Folco Quilici non si sarebbe aspettato una separazione tanto improvvisa dall'amico. Quando succede, più la persona è vicina più è profonda la rinuncia a una parte di sé. Un tremito nella sua voce ha svelato il dispiacere: «Non esagero nel definirlo un fratello. Ripenso spesso alla foto che ci ritrae in viale Cavour con i nostri genitori, avevamo da poco compiuto due anni. La conservo tra le più care».
Il regista scrittore racconta dall'altro capo del telefono che avrebbe voluto salutarlo, gli sarebbe piaciuto parlargli almeno un'ultima volta: «Un paio di giorni fa mi avevano rassicurato, mi avevano detto che era all'ospedale per un controllo, che non era nulla di grave. Abbiamo condiviso il dramma dei nostri padri e ci siamo fatti forza a vicenda. Comunque so che presto lo raggiungerò - conclude commosso - e il nostro legame non andrà perduto».
Matteo Bianchi
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