Carife e Mps, il Natale buio dei risparmiatori ferraresi
Monti (good bank) ottimista sulla proroga dei rimborsi, non sui parenti azzerati. Allarme di Lega Consumatori: molti ex Cassa hanno investito nei bond di Siena
FERRARA. Natale senza regali, anzi, per i risparmiatori ferraresi coinvolti nel crac delle banche. Da Milano, sponda good bank, arrivano segnali di possibili spiragli solo sul fronte del rinvio del termine del 3 gennaio per la presentazione delle domande di rimborsi automatici da parte dei bondisti Carife azzerati, ma il migliaio di parenti coinvolti nei dossier rischiano seriamente di restare fuori. E rischia di scoppiare un’altra bomba, quella dei bondisti ferraresi di Mps, colosso in bilico tra piano di rilancio e risoluzione, non pochi dei quali sono... ex clienti Carife che hanno cambiato banca dopo la scoppola dell’anno scorso.
Giovedì si è svolto un incontro tra le associazioni consumatori e Donata Monti, responsabile consumatori delle good bank, per fare il punto dopo l’avvio dei rimborsi. «È vero, c’è stata la richiesta pressante di un rinvio del termine del 3 gennaio, per almeno un mese o più, anche perché non è stato ancora predisposto il regolamento dell’arbitrato - ha sintetizzato Monti - Lo stesso Fondo interbancario ha avanzato una richiesta formale al ministero, c’è da sperare in una risposta in tempi rapidi. Il passaggio di obbligazioni tra vivi? L’emendamento approvato in commissione finanza ha poi trovato uno stop successivo. Per quanto riguarda gli acquisti sul mercato secondario, restano fuori poiché la legge prevede espressamente la negoziazione diretta». Dipenderà dal nuovo governo, ovviamente, e il primo passaggio che i risparmiatori stanno monitorando è la sorte del sottosegretario Pierpaolo Baretta, che negli ultimi tempi era stato il riferimento per la vicenda rimborsi.
Sullo sfondo, però, già si agitano nuovi, potenziali buchi nei risparmi dei ferraresi. «Da mesi ricevo 30-40 risparmiatori Carife al giorno - è il racconto di Enrico Scarazzati (Lega Consumatori) - Una percentuale rilevante, diciamo uno su tre, ha fatto la scelta di chiudere il conto e togliere gli investimenti residui dalla Cassa, per portarli in parecchi casi in Mps. E dai documenti che ho visto, molti di loro hanno anche sottoscritto dei bond subordinati, cioè i titoli che in caso di risoluzione della banca senese rischierebbero la conversione in azioni». Uno scenario da incubo, quest’ultimo, perché significherebbe la perdite di quasi tutto il patrimonio investito, con l’aggravio della beffa doppia. (s.c.)
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