La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

IL RESPONSO DEL CASTELLO

di LUCA TRAINI
Il seggio in Castello per votare il nuovo consiglio provinciale
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Il seggio in Castello per votare il nuovo consiglio provinciale

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulle elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale

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FERRARA. Il riscatto del centrosinistra ferrarese che conferma il numero di consiglieri provinciali eletti due anni fa con il listone del tutti dentro e dall’urna in castello pesca almeno un seggio in più di ciò che il peso dei suoi amministratori poteva garantirgli; il successo dei civici nella corsa al secondo posto; i contraccolpi per un centrodestra presente sulla scheda con i simboli di Forza Italia e della Lega, ma capace di eleggere solo due candidati senza tessere di partito. Annotazioni a margine del rinnovo del consiglio provinciale, voto riservato a sindaci e consiglieri comunali e senza emolumenti o gettoni di presenza in palio.

Partita per soli addetti ai lavori che non ha troppo entusiasmato neppure loro, se è vero che l’astensione ha fatto registrare un dato più alto che al referendum, di quasi 5 punti. E non per la diserzione programmata dei grillini, che di amministratori ferraresi il M5s ne ha ben pochi; piuttosto può aver inciso il voto infrasettimanale, di giovedì, e senza permessi per i lavoratori dipendenti, come sottolineava alla vigilia il leghista Alan Fabbri, lo stesso che ora imputa la mancata elezione di almeno uno dei suoi con lo scarso interesse per la Provincia degli amministratori vicini al Carroccio.

La tesi mal si concilia con la battaglia in difesa dell’ente durante la campagna referendaria, ma almeno respinge l’idea di un ammutinamento nel segreto dell’urna. Nessun leghista disponibile ad impegnarsi in prima persona, ma la necessità comunque di essere riconoscibili e rappresentati: sarebbe nato così, secondo la spiegazione ufficiale, il voto in blocco dei bondenesi per la centrista Francesca Piacentini, alleata organica in Comune.

Il cerino è rimasto a Forza Italia, piantato nella frattura evidente tra il vertice e buona parte degli eletti. Il commissario aveva puntato sul centese Diego Contri, sul cui nome pareva intenzionata a convergere anche la Lega, ma sull’onda dei malumori il secondo seggio verde-azzurro è andato a Gino Soncini, di Goro.

I centesi non hanno calamitato preferenze a sufficienza. Anche all'interno della civica, hanno raccolto di più il sindaco della piccola Tresigallo e la collega di Voghiera, aiutati anche dai voti pesanti di Comacchio. Chiara Cavicchi, capolista e prima degli eletti tra i suoi, potrebbe ambire al ruolo di vice presidente. Che quel patto territoriale sfumato al momento di comporre le liste possa rinsaldarsi ora, definite vittorie e sconfitte?
Buona domenica.

Luca Traini
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