«Il Jobs Act? Un sedativo con incredibili costi»
«Il Jobs Act è stato un sedativo con incredibili costi. Gli imprenditori non assumono perché ci sono gli incentivi, ma perché hanno bisogno. Serve stabilità. Il Governo Gentiloni é il risultato delle...
«Il Jobs Act è stato un sedativo con incredibili costi. Gli imprenditori non assumono perché ci sono gli incentivi, ma perché hanno bisogno. Serve stabilità. Il Governo Gentiloni é il risultato delle urne. Noi ai nostri associati non abbiamo dato indicazioni di voto, non abbiamo voluto salire su nessun carro, e ne siamo orgogliosi».
Così Giorgio Merletti, presidente nazionale della Confartigianato, ha chiuso sabato mattina , in una sala Zarri gremita, l'incontro “Gli esiti del referendum. Quali prospettive per le imprese?”, organizzato dall'associazione di via Veneziani per fare il punto della situazione politica, economica e sociale che sta attraversando l’Italia e di riflesso le varie realtà territoriali.
Lotta al rigore, necessitá di riforme, antipolitica, Governi “fotocopia” Renzi e Gentiloni. Questi i temi affrontati a partire dalla vittoria del no, che come ha rimarcato il segretario generale, Giuseppe Vancini, ci dice «che la voglia di cambiamento nel Paese c'é, ma non del cambiamento come ci é stato prospettato. A questo, la classe media, gli imprenditori che non riescono a investire, chi non trova occupazione, non ha creduto».
«Dobbiamo partire non dal 40 per cento dei sì o dal 60 per cento dei no - il parere del costituzionalista, Luca Antonini - ma dal 70 per cento dei votanti, che significa voglia di partecipazione. Dopo 25 anni di Seconda Repubblica, ormai all'epilogo, é arrivato il momento di interrogarsi».
E di darsi delle prioritá, alla luce dei problemi rimasti aperti, anche in termini di rapporti tra le istituzioni, «con Comuni, Province e Camere di Commercio che fanno da esattori delle tasse», trasferendo alla Stato i danari incassati. E Ancora. «Il punto non é la velocità di approvazione delle leggi, ma che in Italia ne abbiamo troppe fatte male. Non é la riforma, ma il fatto che ogni Governo vuole fare la sua, ricominciando ogni volta daccapo». L'esempio: «L'ultima riforma fiscale risale al 1973».
Ad introdurre i lavori dell’incontro promosso dalla Confartigianato - seguito dai saluti dell'assessore comunale al Bilancio, Luca Vaccari - é stato il presidente provinciale, Guido Montanari, che ha ricordato come l'instabilità politica, «generando insicurezza e togliendo fiducia sia dannosa per la crescita economica».
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