L’accusa sul Regina Mare: «Sono abusive 350 case»
Lido Pomposa: chieste condanne per un anno e mezzo a Tomasi, Pini e Zarattini. E la confisca del residence. Le difese: abbaglio, interpretazione errata di norme
LIDO POMPOSA. Il processo delle domande difficili è finito: un processo su quello che è ritenuto un colossale abuso edilizio su sei ettari di costa a Lido Pomposa, dove è stato costruito il Residence Regina Mare, arrivato alla fase conclusiva ieri, in prima serata, con la discussione finale e la richiesta di condanna ad 1 anno e 6 mesi per concorso in violazioni ambientali ed abusi edilizi ai tre imputati: Massimiliano Tomasi, committente ed esecutore dei lavori (le società proprietarie sono del Gruppo Tomasi Case), Guido Zarattini (progettista lavori, tecnico privato) e Antonio Pini, dirigente Comune di Comacchio (tecnico pubblico).
Ma c’è di più: è stata chiesta anche la confisca di tutto, mattoni, tetti, giardini: 326 appartamenti, tanti venduti, alcuni ancora da terminare, che per la procura non sarebbero mai dovuti essere costruiti con cubature così elevate in questa area. Un processo difficilissimo che si chiuderà il 18 gennaio con la sentenza del giudice Alessandra Testoni che dovrà sintetizzare 2 anni di indagini di procura e finanza e soprattutto districarsi nel vespaio di norme in materia amministrativa, sulle quali è nato il processo: tra piano regionale (Ptpr), piano provinciale (Ptcp) e i Pue (piani urbanistici esecutivi) votati dallo stesso consiglio comunale di Comacchio e poi approvati dalla stessa Provincia di Ferrara, in contrasto con le violazioni al centro del processo del proprio piano provinciale, sulla base delle quali l’accusa sostiene vi sia stato l’abuso edilizio. Dal canto loro le difese ribadiscono l’assoluto rispetto delle norme, parlano di colossale abbaglio, perché tutto in regola e che, anzi, quanto edificato per il residence non ha affatto superato il 40% dell’intera area ambientale tutelata.
«Questo è un processo su qualcosa di difficile comprensione, nessuno è stato mai processato a Ravenna o Rimini come il sottoscritto», ha dichiarato Pini, facendo dichiarazioni al giudice. Ribadendo l’interpretazione accusatoria data a Ferrara, mentre in altre province è del tutto esclusa. Perchè per il piano regionale entrato in vigore nel 2000, questo processo non si sarebbe dovuto fare: le norme più rigorose del piano provinciale - richiamate e si presume violate, per questo processo - non erano più applicabili. Invece, caso anomalo, la Provincia di Ferrara si è adeguata al piano regionale (norma superiore) solo a metà degli anni 2000. Ted Tomasi, a nome del gruppo imprenditoriale, ha sempre sottolineato l’estrema correttezza degli atti: «Abbiamo avuto il massimo rispetto di norme e piani ambientali, siamo tranquilli di ciò che abbiamo fatto, a nostro parere quelle dell’accusa sono interpretazioni difforni delle norme».
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