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processo a ravenna

Truffe ai danni di 15 preti Tre ferraresi alla sbarra

Nessun perdono per i tre imputati ferraresi accusati di aver raggirato una quindicina fra preti e monsignori a Ravenna e dintorni. Felice Fusco, Cristiano Perini e Fabio Bui - tutti residenti a...

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Nessun perdono per i tre imputati ferraresi accusati di aver raggirato una quindicina fra preti e monsignori a Ravenna e dintorni. Felice Fusco, Cristiano Perini e Fabio Bui - tutti residenti a Ferrara - tramite i loro avvocati hanno chiesto di accertare l'intenzione delle parti offese nel voler proseguire l'azione penale, sperando in qualche remissione. Ma i sacerdoti non hanno ritirato le querele. Così il processo davanti al tribunale di Ravenna è andato avanti con l'audizione anche del vescovo Lorenzo Ghizzoni e di un altro sacerdote (in passato segretario del cardinale Ersilio Tonini), a cui è stato sottratto un patrimonio, 388mila euro. Quest'ultimo ha raccontato di essere stato contattato da più persone che si erano qualificate come esponenti dell'Arma, ufficiali giudiziari, magistrati della Corte di Cassazione, intenzionati a restituire 37mila euro che in passato erano stati sottratti all'alto prelato. Peccato che quei soldi non arrivarono mai; anzi, all'opposto fu sottratto altro denaro con la scusa di dover sbloccare pratiche, svincolare fondi e pagare imposte. Con uno schema simile nell'aprile del 2013, pochi mesi dopo il suo insediamento, anche a monsignor Lorenzo Ghizzoni iniziarono a pervenire richieste analoghe, così come al tesoriere della Curia, don Guido Marchetti, deceduto un anno fa. «Ricevetti una telefonata da un uomo che si qualificò come l'allora comandante provinciale dei carabinieri Guido De Masi» ha ricordato il vescovo, che non abboccò; il sedicente militare, rassicurandolo sull'esito delle indagini che avevano portato all'individuazione dei responsabili del raggiro e con la scusa di voler mantenere il riserbo sulla vicenda per tutelare la Chiesa, si fece garante per il recupero della somma sostenendo però la necessità di versare 10mila euro per questioni burocratiche in vaglia postali. Vaglia che, secondo l’accusa sarebbero stati incassati da Fusco, unico degli imputati (accusati anche di associazione a delinquere) presente ieri in tribunale. Prossima udienza a febbraio.

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