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Nuove povertà in crescita e continui tagli agli aiuti

Nuove povertà in crescita e continui tagli agli aiuti

I dati Asp di Ferrara e del Copparese: in tre mesi 300 richieste per gli 80 euro Penalizzata dai criteri di assegnazione la fascia media a rischio di indigenza

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In circa tre mesi, a partire dal 12 settembre, sono già oltre 300 i residenti di Ferrara e del Copparese che hanno presentato richiesta di accedere alla Sia, il Sostegno inclusione attiva promossa dal governo per le persone in difficoltà economica e sociale, che darà diritto a una tessera ricaricabile da 80 euro a testa al mese per fare la spesa. È un numero molto consistente in così poco tempo ma «è solo la punta dell’iceberg delle nuove povertà - fanno presente Federica Rolli e Norma Bellini, direttrici delle Asp di Ferrara e dell’Unione terre e fiumi che raccolgono e selezionano le domande - Un’altra punta uscirà dal Reddito di solidarietà appena approvato dalla Regione, che ha le stesse barriere reddituali d’ingresso, cioè Isee inferiore a 3mila euro, ma a differenza del Sia è rivolto anche a famiglie senza bambini».

Il problema è che solo una parte molto contenuta delle domande sarà accolta, «sappiamo già che i limiti posti sono estremamente selettivi, ed escluderanno tante persone con disagio (si punta a modifiche legislative, ndr). A queste condizioni - sottolinea la presidente dell’Asp di Ferrara, Angela Alvisi - siamo sostanzialmente costretti a occuparci solo di nuclei familiari e persone in estremo disagio, in massima parte stranieri, mentre non riusciamo a dare risposte alle paure e ai bisogni di quella parte di classe media che sta scivolando verso il basso».

È la conferma, come rimarca l’assessore ai Servizi sociali di Ferrara, Chiara Sapigni, che «sette anni di crisi stanno mettendo a dura prova le famiglie, e che la risposta dev’essere trasversale e complessiva». Basta del resto dare uno sguardo alle cifre del bilancio sociale delle due Asp per cogliere la misura dell’aumento esponenziale dei bisogni. Il 10% dei minori residenti nei territori di Ferrara, Masi e Voghiera, 1.902 in totale, sono stati nel 2015 in carico all’Asp per vari bisogni (disabilità, povertà, disagio familiare ecc.), in molti casi assieme all’intero nucleo familiare, e il trend è rimasto lo stesso quest’anno. Ospitati in strutture erano 87 (+7 in un anno), con una spesa esplosa a 1,4 milioni di euro solo in questo comparto. Gli utenti adulti al primo accesso sono stati nel 2015 ben 433, cioè 180 in più dell’anno precedente, «sono l’indicatore delle nuove povertà - chiarisce Alvisi - Anche i senza fissa dimora stanno aumentando, e tra di loro ci sono per la prima volta anche donne». E sono in aumento anche i bisogni di disabili e anziani, mentre solo 8 tirocini lavorativi si sono conclusi con l’assunzione.

Il tutto in presenza di un «taglio strutturale» di risorse a partire dal Fondo nazionale per la non autosufficienza. La situazione del Copparese è simile, con l’aggravante «di una popolazione molto anziana, da record nazionale, che ci porta ad avere un numero di anziani in carico pari a quello dell’Asp di Ferrara - è l’annotazione di Maurizio Braghini, presidente dell’Assp Unione Terre e Fiumi - I Comuni hanno parzialmente integrato il Fondo, ma non potrà essere un aiuto stabile, per cui abbiamo rivisto la nostra struttura e razionalizzato gli aiuti, il cui importo è diminuito». Anche nel Copparese le spese per i minori sono impennate a quota 800mila euro, per cui le due Asp contano molto sul tavolo con l’Asl che dovrebbe compartecipare alle spese per affidi e allontanamenti decisi dal tribunale. Verranno anche assunte assistenti sociali. L’approccio è già cambiato, ha sottolineato il sindaco di Ro, Antonio Giannini, in veste di assessore al Welfare dell’Unione terre e fiumi, «si è passati dalla spesa storica a un’attenta valutazione dei reali bisogni». Ma senza inversione di tendenza nella produzione di posti di lavoro di certo non basterà. (s.c.)

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