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a santa caterina vegri

L’omaggio all’anziano parroco

Ieri i funerali di don Silvio Padovani alla presenza del vescovo

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Per l'ultimo saluto a don Silvio Padovani spentosi lunedì 19 dicembre nella residenza “Betlem per chi soffre” di via Giuseppe Fabbri, è stata scelta la chiesa di Santa Caterina Vegri da lui fondata nel 1978 e retta come parroco fino al 2010 quando per motivi di salute si ritirò.

Moltissimi i parrocchiani che hanno visto il suo impegno e la sua determinazione negli anni di apostolato.

«Chiedeva sempre un aiuto per i suoi poveri - ha ricordato Raul Pastorelli ex presidente del Centro Sociale Il Melo che cercava di sostenere il sacerdote nelle sue opere di misericordia - ma concretizzava quello che faceva per cui donavamo volentieri». Anche la nipote Antonella che visse 17 anni in casa con la madre di don Padovani lo ha ricordato come una persona a cui si doveva molto rispetto, pieno di zelo, impaziente ma molto dolce: «Lo chiamavano “don chilometro” per la sua altezza e magrezza e così è rimasto anche per suo fratello e la sorella, i pronipoti ed i suoi colleghi sacerdoti».

Era nato il 29 giugno 1929 a Bondeno ed è diventato sacerdote nel 1959. Fu parroco a Viconovo, Serravalle, Quacchio, Cocomaro di Focomorto, ricoprì l'incarico di direttore della Caritas Diocesana e poi fu il primo parroco della nuova chiesa di Santa Caterina Vegri in zona via Pomposa. Quando cedette l'incarico a don Luca Piccoli tuttora reggente, gli apparve come «un grande leone ruggente» che però nascondeva l'anima di un agnello. «Voglio annunciare che il calice con cui celebriamo la S. Messa oggi è lo stesso che i suoi parenti gli regalarono il giorno dell'ordinazione - ha concluso don Piccoli - e quando lo vidi un mese fa circa mi disse: Spero che oltre le pietre della chiesa, prosegua forte il rapporto con le persone».

Don Padovani apparteneva al Pio Sodalizio dei 40 martiri e per questo saranno celebrate le tre tradizionali Messe. Con lui sono stati dieci quest'anno i religiosi che sono mancati. Commossa l'omelia dell'arcivescovo monsignor Luigi Negri che ha suggerito ad ognuno di ricordarlo secondo il rapporto avuto con lui, mentre la Chiesa lo farà come merita chi l'ha servita fedelmente».

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