La Nuova Ferrara

Ferrara

Per Grassano una doppia archiviazione

di Daniele Predieri

I giudici di Ferrara: niente truffa per la vendita di Treviso a Marostica. E a Vicenza: non vi furono ostacoli a Banca Italia

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Nessuna truffa, nessun aggiustamento di prezzo nella cessione da parte di Vecchia Carife della propria associata Banca Treviso alla Popolare di Marostica: dopo oltre due anni di indagini si chiude con una archiviazione la prima tranche, tra quelle ancora aperte, altre 4, sulle vicende giudiziarie della vecchia banca. I pm Stefano Longhi e Barbara Cavallo, con la supervisione del procuratore Bruno Cherchi, hanno richiesto - ed è stata poi accolta dal giudice Tassoni - l’archiviazione del reato di truffa aggravata contestato all’ex direttore generale di Carife, Giuseppe Grassano e al suo omologo di Banca Popolare Marostica, Gianfranco Gasparotto. Gli inquirenti che indagavano ipotizzavano che vi fosse stato un accordo tra Grassano e Gasparotto per la vendita di Banca Treviso tra Carife e Marostica ad un valore superiore a quello reale, «presentando documenti che attestavano una situazione patrimoniale migliore di quella reale». Ma tutto questo era solo un’ipotesi, di truffa contrattuale, oggi del tutto smentita dalla verifica dei fatti e dalla consulenza del perito della procura, Giuliano Iannotta che ha spiegato in modo tranciante che «sul piano tecnico non vi sono elementi oggettivi che consentano di confermare l’ipotesi di truffa».

Da qui, i pm arrivano a concludere che per la truffa «non esistono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio». Ma occorre ricordare anche che Grassano e Gasparrotto incassano una doppia archiviazione - questa più importante - di procura e gip di Vicenza sulle loro posizioni in merito al reato contestato di ostacolo alla vigilanza di BankItalia (quei presunti falsi documenti per ingannare anche Banca Italia). Nel loro atto, i pm ferraresi si soffermano sui motivi per cui Carife decise di vendere Banca Treviso. Spiegano, forti della consulenza Iannotta che le ragioni che portarono all’operazione furono innescate dai rilievi del dopo ispezione di BankItalia del 2009. E Carife vendette Treviso «in una prospettiva di contenimento costi e migliore gestione di crediti e rafforzamento partrimoniale». Lo stesso consulente spiega che «tra le iniziative assunte per fronteggiare le criticità emerse durante l’ispezione 2009 vi è la ristrutturazione del Gruppo attraverso la cessione di alcune controllate (la prima, Banca Treviso, ndr). Dunque, fu un’operazione per salvare e rinforzare Carife. Altro che truffa!

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