La Nuova Ferrara

Ferrara

tragico schianto in via Comacchio

La Golf e la passione per moto e motori. «Un ragazzo d’oro»

La Golf e la passione per moto e motori. «Un ragazzo d’oro»

Il dolore della madre di Fabio Zambonini, dopo l’ultimo verdetto dei medici. Gli amici: adorava quell’auto rossa, era la sua “bambina”

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. La chiamava la sua “bambina”, la Golf rossa che aveva comprato qualche anno fa e che letteralmente «adorava», come racconta il suo amico “Billy”. Su quell’auto Fabio “Zambo” Zambonini si è seduto per l’ultima volta l’altra sera per rientrare a casa, a Cocomaro di Cona, dove si era trasferito da poche settimane dopo il trasloco da Villa Fulvia, quartiere che si affaccia anch’esso su via Comacchio. Quella strada la conosceva come le sue tasche, ma proprio lì ha avuto l’incidente che lo ha ucciso.

Ieri, ad attendere il responso dei medici del Sant'Anna che nella tarda mattinata ha infranto ogni speranza residua, c’erano la mamma, Silvia Caridi, 52 anni, impiegata di una importante società di assicurazioni, il padre Germano, 56 anni, elettricista di una cooperativa di servizi, parenti ed amici. Il “verdetto” sanitario si era delineato dalle prime ore del mattino e aveva quasi chiuso ogni spiraglio. Nelle ore successive le condizioni del giovane si sono aggravate in modo irreversibile.

«Ci hanno appena detto - spiegava la mamma nel primo pomeriggio, la voce rotta, la cortesia di chi mostra compostezza in un momento così triste - che per Fabio non c’è più niente da fare. Nello scontro ha subìto un fortissimo trauma alla testa». Nelle sue parole i ricordi di una vita condivisi con un’altra vita che si è spezzata troppo presto ma anche la gratitudine per il conforto portato dagli amici «che fin da questa mattina sono venuti a trovarlo».

Fabio “Zambo” Zambonini aveva studiato in un istituto tecnico della città e aveva iniziato a lavorare presto. Tre anni alla Olicar, società che produce impianti di condizionamento e propone soluzioni per l’efficienza energetica, a Ferrara, poi portapizza per “Le Fate”, da qualche tempo aveva trovato un impiego in un’azienda di Pontelagoscuro, la Viganelli. «Era contento - ricordava ieri Silvia Caridi - perché pensava di poter avere un contratto stabile». La sua passione erano i motori. L’ultima foto postata sul suo profilo Facebook la dice lunga su come gli piacesse impiegare il tempo libero: in un canestro di frutta spicca il pistone di uno scooter.

Sulla sua Golf rossa, un modello che faceva gola agli amanti delle auto “con i capelli bianchi”, aveva messo le mani lui stesso per trasformarla a sua immagine e somiglianza. Da qualche tempo aveva messo gli occhi su una Bmw che, «una volta sistemata», avrebbe sostituito la vecchia Volkswagen. Ma l’amore per i motori non si fermava alle auto. Aveva lo scooter e un Enduro al quale voleva aggiungere una moto di grossa cilindrata, da città. «Fabio aveva già detto - ha confermato la madre - che voleva prendere la patente per poter guidare anche questo tipo di veicoli». Un ultimo ricordo trasferito sul taccuino dei cronisti prima dell’ennesima riunione, nella sala dei colloqui, con il personale sanitario che assisteva il figlio.

Due giorni fa, in un’officina dove si incontrano gli amici, tra banconi, attrezzi e pezzi di motore, “Zambo” e “Billy” hanno festeggiato l’arrivo del Natale. È stato Fabio a tagliare il panettone usando, al posto del coltello, uno strumento più “in sintonia” con l’ambiente: un sega, ricorda l’amico. Marcello, un altro giovane che lo conosceva da anni, elenca gli altri passatempi: la bicicletta, il kayak, che aveva comprato per fare qualche gita nei fiumi, e la discoteca, uno dei luoghi nei quali preferiva incontrarsi con le persone più care. Daniele di lui dice: «Era un pezzo di pane, un ragazzo d’oro, gentile con tutti, e tutti gli volevano bene».

Su via Comacchio restano le due macchie bianche che spiccano nella corteccia dei due platani segnati dall’auto senza più controllo. La strada è piuttosto stretta e piena di curve, i cartelli e i rilevatori di velocità impongono di non superare la velocità dei 50 all’ora. Su internet, sotto la notizia dell’incidente, si parla anche di questo tra i commenti di chi ancora ieri sperava in un finale diverso: «Rispettate il dolore della famiglia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google