«Nuovi ammortizzatori, meno tutele»
L’allarme della Cgil: cassa integrazione ordinaria più costosa per le aziende, temiamo che incentivi i licenziamenti
La riforma degli ammortizzatori sociali che entrerà in vigore a pieno ritmo nel 2017 rischia di deflagrare in un mercato del lavoro tuttora in profonda sofferenza, portando con sé più controindicazioni che benefici. L'allarme è lanciato dalla Cgil. «È uno scenario inesplorato e denso di incognite, comunque preoccupante», sostiene Riccardo Grazzi, della segreteria confederale del sindacato di piazza Verdi. Da gennaio addio alla mobilità per chi verrà licenziato in forma collettiva da imprese industriali sopra i 15 dipendenti e commerciali sopra i 50; al suo posto spazio alla Naspi, forma di tutela meno ampia. Ma anche una durata massima del periodo di cassa integrazione (tra ordinaria e straordinaria, mentre quella in deroga finanziata dalle Regioni andrà progressivamente a esaurirsi) che viene limato verso il basso. I governi Monti e Renzi, lanciando riforme Fornero e Jobs Act, giustificarono l'operazione con l'obiettivo di allargare la platea dei beneficiari oltre il recinto dei lavoratori cosiddetti “garantiti”. «Avrebbero dovuto partire - obietta Grazzi - misure aggiuntive, in realtà così si contraddice l'universalismo delle prestazioni e si accelera in modo precoce il distacco dei dipendenti dalle aziende e lo stato di disoccupazione». Tra l'altro il fondo di integrazione salariale utile a sostenere i lavoratori fin qui scoperti non è ancora stato attivato, come ha appurato lo stesso sindacalista dopo aver contattato l'Inps. Anche le aziende dovranno fare attenzione, visto che «la cassa integrazione ordinaria costerà loro di più: questo è un deterrente e temiamo possa incentivare i licenziamenti», ammonisce Grazzi. Cigo peraltro nel Ferrarese in forte crescita, ben più che altrove in regione: oltre tre milioni di ore autorizzate da gennaio a novembre 2016, dati che non si vedevano dal 2009 e cioè dall'inizio della grande crisi. «Una crisi profonda - dicono dalla Cgil - e non ne siamo ancora usciti: pare scomparsa la ciclicità più che la ripresa in termini assoluti». Il termometro è l'occupazione, da interpretare correttamente: secondo Grazzi «abbiamo alle spalle un anno drogato, con assunzioni tramite contratto a tutele crescenti dopate dagli incentivi alle imprese, che una volta ridotti hanno portato a sgonfiare tutto». Il settore più in difficoltà è il manifatturiero, specie le imprese più piccole: «Servono alleanze di rete altrimenti non ce la faranno - dice il sindacalista -. Gli ammortizzatori sociali non bastano. Chiederemo, anche se immagino sarà fattibile solo nelle realtà più grandi, una contrattazione d'anticipo per salvaguardare i patrimoni tecnologici, i marchi aziendali e le maestranze».
Fabio Terminali
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