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Carife, i dipendenti contro Nicastro

I rappresentanti sindacali di Carife
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I rappresentanti sindacali di Carife

Esuberi: l’assemblea ha respinto la proposta di partenza del presidente. Accuse al sindaco: ci ha già scaricati. Obiettivo tagli ridotti e più incentivi

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 FERRARA. Trattare duramente con Roberto Nicastro e coinvolgere il ministero, attraverso i sindacati nazionali, per ridurre il numero degli esuberi rispetto ai 400 prospettati aumentando nel contempo incentivi all’esodo e scivoli. È questo il mandato che l’assemblea dei lavoratori Carife ha conferito ieri (23 dicembre) ai sindacati, al termine di due ore e mezza di discussione «molto vivace», la definisce Filippo Mascina (Fabi) a nome di tutti i rappresentanti sindacali aziendali. Non è scattato lo stato di agitazione, quindi niente manifestazioni di protesta, in quanto la trattativa sulla ristrutturazione aziendale va avanti, ma alle condizioni di partenza «sarà impossibile firmare un accordo» ha scandito al termine Attilio Granelli, della segreteria nazionale Fabi. Il tutto in clima di grande tensione e di frustrazione per la sensazione, espressa da più di un intervento, di essere rimasti soli: troppo piccoli nel panorama nazionale a fronte di un mega-problema come Mps, e senza avere, è questa l’impressione, la città dietro. Oltre alle ormai consuete accuse alla stampa, che non ha potuto assistere, è finito nel mirino anche il sindaco Tiziano Tagliani, per via di quella «soddisfazione» espressa dopo la proposta Bper con incorporata ristrutturazione. «Mi sembra che sindaco e anche Amici di Carife abbiano già scaricato i dipendenti, che per difendersi dovranno rivolgersi appunto alla politica nazionale e al ministero» è la sintesi di Granelli.

Strapiena la sala di Ferrara Fiere, con persone anche in piedi, e circa 700 degli 847 dipendenti presenti «sconcertati e arrabbiati», come li ha definiti Mascina. Al tavolo i rappresentanti sindacali di ogni livello: oltre alla Fabi, c’erano per la Fisac Cgil la nazionale Giovanna Tripodi e l’aziendale Nicola Cavallini; per la First il segretario nazionale Alessandro Spaggiari e il responsabile aziendale Maurizio Davi; la nazionale Maria Teresa Ruzza e l’aziendale Antonella Losenno per la Uilca; il segretario provinciale Ugl credito, Benito Zocca, e l’aziendale Patrizia Alberici. I sindacalisti hanno riferito la proposta di Nicastro: 400 esuberi per favorire, assieme a interventi su incagli e capitale, l’ingresso di Bper, che ha predisposto un’offerta di acquisto non vincolante. Confermati anche gli altri numeri: 95 dipendenti potranno uscire con lo scivolo legislativo a 5 anni, per gli altri c’è la strada degli esodi volontari con incentivi, forse due anni di stipendio ma su questo si tratterà. I sindacati hanno controproposto subito di allungare a sette lo scivolo prepensionistico (servono soldi, però), coinvolgendo così altri 50 addetti. Nel migliore dei casi, quindi, resterebbero 250 esuberi, molto difficili da gestire con incentivi, anche se qualcuno ieri si è detto interessato. Il tutto da definire in tempi rapidi, addirittura fine anno è la preferenza di Nicastro.

«Lo Stato deve aiutarci, hanno detto i colleghi, come ha salvato Mps e ricapitalizzato Caricesena, quindi daremo mandato ai segretari generali di coinvolgere la politica al più alto livello» sintetizza Mascina. Il tavolo aziendale si riunirà il 27 e il 31 dicembre, la previsione è di convocare una nuova assemblea dopo il 10 gennaio per votare. In caso di mancato accordo l’azienda attiverà la (lunga) procedura dei licenziamenti collettivi, e la liquidazione si avvicinerebbe. In assemblea c’è chi ha invocato la linea dura, sfidando tutti sulle conseguenze (su clienti, risparmiatori e imprese) di un simile scenario. Di sicuro, come testimonia Granelli, «Carife è una situazione unica tra le trattative bancarie»: un altro primato del quale si sarebbe fatto a meno.

Stefano Ciervo

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