Carife, nessuna retromarcia sui 400
Ieri nulla di fatto in 8 ore di confronto. Per ora distanze abissali tra le parti. Ma stamattina alle 11 si riprende a trattare
Le prime otto ore di trattativa sono servite per stabilire che la vera trattativa comincia oggi. Così almeno si augurano i sindacalisti aziendali e nazionali che ieri dalle 11 del mattino alle 19 della sera - con annessa pausa pranzo - hanno provato a scalfire il muro dei 400 esuberi. Dall’altra parte del tavolo l’ad Giovanni Capitanio e suoi collaboratori hanno tenuto duro su quel numero che per i sindacati è semplicemente inacettabile. Di più: impraticabile anche tecnicamente. Perché mancano perfino gli strumenti normativi e contrattuali per arrivare a far fuori 400 dipendenti. A meno che non si decida proprio di catapultarne una rilevante quota direttamente sulla strada senza l’ombra di un paracadute.
Oggi forse si saprà meglio se quota 400 è solo un numero che e come tale può essere assottigliato rivisto, rielaborato, scomputato. O se è un paletto piantato da Nicastro e Capitanio attorno al quale costruire la trattativa di compravendita con Bper. La cosa certa è che per avere un minimo di condivisione da parte sindacale bisognerà scendere molto al di sotto di quota 400.
Fino a 95 non ci piove; tanti sono i dipendenti che possono lasciare la barca Carife sfruttando lo scivolo legislativo dei 5 anni. Oltre 95, il tempo già comincia a guastarsi. Nel senso che per i sindacati, una volta esaurito scivolo e fondo esuberi, la strada da percorrere è quella degli esodi incentivati, ma a patto che siano volontari. E quando i volontari finiscono anche il taglio del personale dovrà considerarsi completato. Tra questa impostazione e quota 400 c’è un divario che a spanne è almeno di 200. E questo spiega l’abissale differenza tra le due posizioni.
Come diceva ieri un sindacalosta il punto è sapere se da 400 si può passare a 399 , cioè se si può cominciare a ragionare. In caso contrario non avrebbe senso continuare a raccontarsela. Oltretutto per i sindacati questa partita è come un poker al buio. Non vedono le carte e non sanno nemmeno con chi realmente stanno giocando. Se con la Good Bank Nuova Carife o con Bper che agisce per interposta persona e che per di più ha piazzato una posta non vincolante che può togliere dal piatto in qualsiasi fase della partita. Ma di Bper - a sentire i sindacalisti - ieri non si è nemmeno accennato. Tutti i ragionamenti e le controdeduzioni hanno avuto come unico o principale tema il fattore 400. E se è vero che la situazione è di completo stallo, è altrettanto vero che nessuno vuole (nè può) abbandonare il tavolo della trattativa. Capitanio nel pomeriggio a un certo punto si è congedato lasciando a due dirigenti il compito di proseguire la discussione. A quel punto era chiaro che senza la presenza dell’amministratore delegato la trattativa non avrebbe potuto fare progressi, ma si è continuato a discutere ancora. E questo - il fatto di ascoltarsi - è l’unico elemento da registrare.
L’incontro di stamattina alle 11 non era previsto, il cronogramma della trattativa aveva come prossima data il 31, data entro la quale il presidente Nicastro agognerebbe trovare la quadra. Ma è scontato che si andrà al 2017. Come minimo ci sarà da coinvolgere il governo per qualche passaggio e anche se di tempo ce n’è poco, un po’ di tempo serve.
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