Fondo Spero Ghedini donato dagli eredi all’istituto di storia
Un altro imporante tassello da aggiungere all’archivio del Pci Documenti e raccolte di un protagonista del Novecento ferrarese
Un importante tassello va ad aggiungersi all'Archivio storico del Pci (Partito Comunista Italiano) che ha sede nell'Istituto di storia contemporanea di Vicolo S. Spirito di Ferrara. Difatti da pochi giorni vi fa parte il Fondo Spero Ghedini con i numerosi e importanti materiali e documenti che la nipote Maurizia Ghedini e il marito Marco Bertazzini, hanno donato all'Istituto. L'Isco, di cui è presidente Anna Quarzi, con le ultime preziose donazioni del regista Massimo Sani e della famiglia di Italo Balbo, diventa una delle istituzioni ferraresi più importanti nella conservazione e studio di una parte della storia della nostra provincia e non solo.
Nell'Archivio storico del Pci sono raccolti settant'anni (dal 1921 al 1991) di vita cruciale ferrarese, dalle divisioni interne al Psi alla Rivoluzione russa, dalle lotte nelle nostre campagne alla nascita dello squadrismo agrario e del fascismo, dalla Resistenza alla nascita del partito di massa nel dopoguerra, dalla riforma agraria, alla crescita urbana fino ad arrivare ai giorni nostri. Materiali che l'Istituto ha già iniziato a studiare e che nella passata primavera aveva presentato alla città con il comitato scientifico di ricercatori, storici e archivisti che in quelle carte, in quei documenti, ha messo mano. Una parte dei documenti è già disponibile on line (www.storiapciferrarese.it), perciò consultabile dagli studiosi ma anche dai cittadini interessati. Un archivio che è stato riconosciuto di valore storico anche dalla Soprintendenza. Il comitato scientifico è composto dal prof. Franco Cazzola (che guida il gruppo), Luca Baldissara (Università di Pisa), Andrea Baravelli (Unife), Michele Nani (Cnr Roma), Roberto Partisini (Unibo), Pietro Pinna (Unibo) ed è affiancato da un gruppo di lavoro tecnico con Omar Salani Favero, Angela Ghinato e Edoardo Moretti.
Dicevamo dell'ultima acquisizione con i documenti di Spero Ghedini (Burana di Bondeno 1911 - Ferrara 1997). Si tratta di materiali del dirigente comunista (condannato nel 1938 dal Tribunale speciale a 8 anni e liberato il 28 agosto del 1943), partigiano (commissario politico, ispettore delle Brigate Garibaldi, responsabile nel Cln per il Pci), sindacalista (nella Cgil segretario generale dei lavoratori dell'alimentazione), amministratore pubblico, sindaco di Ferrara (fino al 1963), presidente dell'Anpi, presidente dell'Amga (l'azienda municipalizzata di gas e acqua), che poi diventerà Agea fino al 1976. Anche nel settore dell'acquedottistica portò la sua carica e capacità nel miglioramento dei servizi per la comunità.
Fu un uomo fortemente impegnato nella vita politica e culturale della sua città come mostrano i documenti e anche le testimonianze di amici e avversari politici, da Giorgio Bassani a Luigi Preti. Spulciando, a caso, tra il materiale donato, è uscita una lettera che Raffaele De Grada (pittore, critico d'arte, scrittore e politico italiano nelle fila del Pci) scrisse proprio a Ghedini, allora sindaco, a proposito della mostra (la prima) fatta nel 1963 a Casa Romei su Giovanni Boldini. De Grada appoggiava la scelta di Ghedini di aver realizzato la mostra e lo difendeva dagli attacchi che aveva ricevuto da alcuni compagni di partito perché la mostra era di "un esponente della borghesia". Forse questo oggi può far sorridere e si fa fatica a comprendere, ma il mondo era in piena guerra fredda, basta pensare alla crisi dei missili a Cuba dell'ottobre del 1962, che portò il mondo alle soglie di una terza guerra mondiale. Scriveva, tra l'altro, De Grada: "Se dovessimo scartare tutti gli artisti di impostazione borghese, allora perché non scarteremmo quelli di impostazione cristiana, classico-aristocratica, borghese-aristocratica (per esempio Raffaello, Pousin, Manet, ecc) e che cosa rimarrebbe? La storia dell'arte sarebbe ridotta al lumicino. Dagli artisti noi cerchiamo una parte della vita nostra e della cultura, non la giustezza di una ideologia". Ghedini scrisse nel 1983 la sua biografia 'Uno dei centoventimila' edita da La Pietra. Oggi una strada di Ferrara porta il suo nome.
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