La Nuova Ferrara

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Sisma, sequestri alla Tecopress

di Daniele Predieri
Sisma, sequestri alla Tecopress

In vista del processo per la morte di Gerardo Cesaro, congelato un milione a titolare e 4 imputati

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Il processo partirà, finalmente, il 16 gennaio, dopo una serie di prove tecniche e rinvii dovuti a cambi di giudici e alla riunificazione dei due filoni di inchiesta sulla stessa vicenda, la morte di un operaio sotto i capannoni della Tecopress la notte del terremoto del 20 maggio 2012: Gerardo Cesaro aveva 51 anni e lavorava nel turno di notte quando in quell’alba di morte non riuscì a scappare e venne schiacciato dal crollo del capannone.

Clamorosa notizia. Alla vigilia del processo, però, in questi giorni di Natale è emersa una nuova clamorosa notizia: il sequestro conservativo di quasi 1 milione di euro a carico di Enzo Dondi, il titolare della Tecopress di Dosso e degli altri imputati chiamati al processo per l’accusa di concorso in omicidio colposo: i tecnici Modesto Cavicchi, Dario Gagliardi e Antonio Proni e la responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani.

Firma il giudice Giacomelli E’ stato il giudice Vartan Giacomelli che ha accolto le richieste delle parti civili - moglie e figli dell’operaio, rappresentati dagli avvocati Gaiani, Resca e Anselmo - dopo che il pm Ciro Alberto Savino poco prima di Natale aveva dato parere favorevole. Insomma, il processo che si apre avrà come garanzie, nel caso venissero condannati i cinque imputati, 900mila euro calcolati per le tre parti civili a parziale risarcimento, che poi sarà discusso integralmente con altri giudici, davanti al tribunale civile.

Le altre tragedie. Si tratta di una novità clamorosa perchè è il primo sequestro adottato nell’ambito dei processi del dopo terremoto nel Ferrarese che riguardano le altre tragedie del sisma 2012 nelle aziende Ursa di Stellata di Bondeno (un operaio morto, Tarik Noauch, 29 anni) e Ceramica S.Agostino (Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, di 35 e 51 anni). E lo è anche per i legali della Tecopress, primo tra tutti l’avvocato Andrea Marzola che rappresenta Dondi, poichè - spiegava ieri il legale - «si tratta di un provvedimento ingiusto e aggravante», che non tiene conto del fatto, però, «che Tecopress aveva già una copertura, in quanto acceso polizze - prima del sisma- che garantiva in caso di terremoti da questi rischi».

E adesso i ricorsi. Ora dunque il processo diventa sempre più in salita. E in parallelo, scatteranno ovviamente i ricorsi da parte dei difensori contro il sequestro adottato. Che ribadiamo servirà come garanzia per i risarcimenti che potrebbero - in caso di condanna - essere assegnati alla famiglia Cesaro. Il giudice Vartan nel proprio atto di poche pagine spiega in punta di diritto che esistono già - visto il rinvio a giudizio, l’ammissione delle parti civili e l’evidente ritardo nel risarcimento alla famiglia - tutti gli elementi e le ragioni per congelare, in via conservativa, questi beni valutati in 900mila euro per la famiglia Cesaro.

La morte per la trave. Su un fatto il giudice è ancor più chiaro poichè pur non ancora emerso nulla dal processo, che deve ancoar partire, «si deve ragionevolmente ritenere con riguardo alle modalità e tempistiche precise del decesso del lavoratore (dovuto in base al capo di imputazione al crollo di una trave di copertura) che lo stesso sia intervenuto immediatamente dopo il sinistro». Insomma, la causa quel crollo, in quell’alba di morte. L’accusa è quella di non aver comunque valutato i rischi: la procura che ha portato a processo i 5 imputati infatti sostiene fossero «esigibili» interventi per la messa in sicurezza dei capannoni, pur senza obblighi specifici e di legge. Su questi obblighi giocano le difese che al processo contesteranno tutto.

Violazioni per i cinque. I cinque imputati sono chiamati in causa, a vario titolo, per violazioni delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e per non aver adottato miglioramenti antisismici mettendo in sicurezza i capannoni, poi crollati, nonostante non vi fossero, prima del 2003 (anno in cui il Ferrarese fu indicato come zona sismica) obblighi di legge per adottare questi accorgimenti. Ipotesi - dicono le difese - «da dimostrare, perchè prive di ogni presupposto giuridico».

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