Dopo l’otite, la meningite e il coma
Una paziente ricoverata al Sant’Anna ha rischiato la vita per un’infezione non trasmissibile da pneumococco
Ha rischiato la vita per le complicanze di un’otite. Da una decina di giorni una donna di circa 70 anni si trova ricoverata all’ospedale Sant’Anna, a Cona, dopo aver contratto una meningite da pneumococco.
Nessuna parentela diretta, da parte del batterio, con il meningococco C responsabile di decine di infezioni in Italia dagli effetti in qualche caso letali, come è avvenuto per Alessandra Covezzi, la studentessa ferrarese morta lo scorso luglio a Milano. La paziente ricoverata a Ferrara si è ammalata di una forma di meningite non trasmissibile, cosiddetta secondaria, scatenata cioè da un’otite forse non curata adeguatamente nelle prime fasi. La donna è ricoverata nel reparto di Malattie infettive e non è stata messa in isolamento.
Pur non trattandosi di una meningite da meningococco gli effetti dell’infezione sono stati particolarmente violenti: la donna ha rischiato la vita ed è stata ricoverata per alcuni giorni in stato di coma. Il trasferimento in Malattie infettive è coinciso con i primi segnali di ripresa: la paziente è stata sottoposta a terapia antibiotica e a quei farmaci sta rispondendo positivamente.
Nel frattempo ha dovuto subire anche un intervento chirurgico per ripulire la zona interna dell’orecchio dagli effetti locali dell’infezione, che ha scatenato una grave forma di otomastoidite con interessamento dell’osso posto dietro l’orecchio. Nei casi di meningite da pneumococco, spiegano i medici, in genere il batterio riesce ad aprirsi un varco verso il cervello scatenando una seconda infezione che rischia di far precipitare le condizioni del paziente. Questa forma di meningite - è bene ribadirlo - non si trasmette da persona a persona: non è prevista quindi la profilassi per chi ha incontrato il paziente nei giorni precedenti la manifestazione dei sintomi della malattia.
Sulla meningite da meningococco C che ha colpito finora una sessantina di persone in Toscana e che ha indotto le autorità sanitarie della regione ad avviare una campagna di vaccinazioni senza precedenti, con il coinvolgimento di oltre 700mila persone, è bene sapere che non ha alcuna relazione con il caso ferrarese.
Sul punto, poche settimane fa, era intervenuta anche l’Asl locale che in un comunicato stampa aveva sottolineato come «allo stato attuale, nel nostro territorio regionale e provinciale, non c'è un'emergenza sanitaria legata al meningococco». Parole del direttore del Dipartimento di Sanità pubblica, Giuseppe Cosenza, scritte per rispondere alle numerose richieste di informazioni ricevute dall’azienda sanitaria negli ultimi mesi.
I casi locali, aveva precisato Cosenza, restano in linea con le attese «senza registrare nuovi incrementi».(gi.ca.)
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