Sfiorata la rottura sui licenziamenti si tratta sugli incentivi
L’azienda: serve le legge 223, non basta il Fondo esuberi Fabi e Ugl: niente pistola alla tempia, intervenga il governo
Il tavolo delle trattative per gli esuberi Carife è ancora convocato, e in tarda serata si continuava a lavorare alle modifiche alla possibile bozza di accordo, anche se durante la giornata di ieri più volte si è sfiorata la rottura. Il documento consegnato dall’ad Giovanni Capitanio ai sindacati, in tarda mattinata, aveva infatti gelato le speranze sorte mercoledì: poche o nulle concessioni sul numero degli esuberi, ancorato a poca distanza dai 400 di partenza, e soprattutto il vincolo a ricorrere ai licenziamenti collettivi in caso di non sufficiente adesione agli esodi incentivati. Durissimo l’intervento quasi in diretta, da Roma, del segretario generale della Fabi, una delle sigle presenti al tavolo: «Vogliamo conoscere, in via ufficiale, le motivazioni per le quali sembrerebbe che Bankitalia, prima azionista della Cariferrara e rappresentata localmente da suoi emissari, abbia scelto quale unica e conclusiva soluzione, nelle trattative in corso per il salvataggio della CariFerrara, l'applicazione della legge 223 sui licenziamenti collettivi o, in alternativa, la messa in liquidazione della stessa azienda - ha dettato alle agenzia Lando Maria Sileoni - Non si può tollerare che, nelle trattative in corso, di fronte all'atteggiamento responsabile dei lavoratori, si risponda puntando loro la pistola alla tempia. Se queste saranno le uniche condizioni presentate dalla CariFerrara non ci sarà nessun tipo di accordo, né ci impensieriscono le giustificazioni e gli alibi sul ruolo della Bce, né tantomeno accetteremo la logica delle scorciatoie sulla pelle dei dipendenti per la successiva acquisizione dell'istituto da parte di un altro gruppo bancario. Vogliamo poi ricordare a tutti - ha aggiunto Sileoni - che l'assemblea del personale ha deciso che un eventuale accordo, per essere applicato, dovrà poi passare al vaglio della stessa assemblea dei lavoratori. Se vivessimo in un Paese civile, tutte le forze politiche italiane dovrebbero ribellarsi a un aut aut del genere».
A ruota è intervenuto anche il segretario generale Ugl credito, Piero Peretti, che ha chiesto «sulla grave vicenda Cariferrara l’intervento immediato del governo che non può tenere la testa sotto la sabbia, mentre il settore del credito sta franando. Bankitalia ha proposto tramitei propri emissari locali o l’applicazione della legge 223 per licenziare centinaia di dipendenti, o la messa in liquidazione della banca stessa. Impossibile per la delegazione sindacale presente in queste ore alle trattative accettare questo aut aut».
Un’ora dopo anche l’azienda ha fatto filtrare il suo punto di vista. La riduzione del costo del lavoro «di almeno il 50%», con una riduzione di organico «di almeno 400 dipendenti» è l’unica opzione per poi vendere all’unico potenziale acquirente, Bper. L’apertura della procedura in base alla legge 223, in questo quadro, sarebbe necessario per poter attivare il Fondo emergenziale, perché il Fondo esuberi non è sufficiente: come evidenziato nei giorni scorsi, infatti, la platea dei possibili prepensionati con scivoli a 7 anni, non supera le 150 unità.
La trattativa si sta ora sviluppando sulle mensilità da destinare alle uscite volontarie, per andare anche oltre la soglia dei 30 mesi di mensilità, mettendo appunto tra parentesi la questione-licenziamenti.
Stefano Ciervo
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