Esuberi Carife, ‘maratona’ nella notte. Trattativa in dirittura d'arrivo
Azienda e sindacati cercano una formula per escludere ogni riferimento ai licenziamenti obbligatori. Pressing di Tagliani
Ieri sera all’ora della classica pizza da cena-lampo non era ancora iniziato il round conclusivo della trattativa sugli esuberi Carife. La delegazione aziendale, guidata dall’ad Giovanni Capitanio, e quella sindacale, con i segretari nazionali e i rappresentanti aziendali, erano chiamati al lavoro punto per punto sulla bozza di una terza ipotesi di accordo, nella quale non dovevano comparire riferimenti alla legge 223 sui licenziamenti obbligatori, ma solo una formula che riporti la dichiarazione dell’azienda di procedere in questa direzione in caso di uscite volontarie insufficienti, lasciando mani libere ai sindacati. Sono stati i segretari generali delle categorie bancarie, a partire da Lando Sileoni (Fabi), a vietare firme su di un documento con riferimenti espliciti alla 223, per evitare un precedente pericoloso; e la stessa assemblea dei dipendenti aveva respinto questa ipotesi. Resta questo, della “formula magica”, il nodo dell’ultima trattativa, mentre sugli altri punti (numeri, incentivi) le distanze si erano molto ridotte. Restava in piedi ieri sera la speranza di scendere a 350 esuberi totali, e quindi con l’attivazione anche dello scivolo prepensionistico di 7 anni, di trovarsi a gestire circa 200 esodi incentivati, con un’offerta superiore alle 30 mensilità per chi si farà licenziare in maniera consensuale. Può darsi che il pressing della politica, con i parlamentari Pd delle 4 banche e il sindaco Tagliani a lanciare ieri messaggi al più alto livello, abbia sortito qualche effetto. In ogni caso la bozza di accordo andrà sottoposta all’assemblea, da convocare all’inizio della prossima settimana; a maggior ragione se si concluderà senza firme, con il conseguente trasloco del tavolo a Roma, dai segretari nazionali dei sindacati e dal governo, per i licenziamenti.
Una parola ce la metterà alla fine anche Bper, cioè il potenziale acquirente, che sta alla finestra, con un’attenzione che si assicura essere particolarmente acuta. I modenesi non hanno svolto ieri, nè lo faranno oggi, il consiglio d’amministrazione per predisporre la proposta vincolante d’acquisto di Nuova Carife, attendendo l’esito del confronto sindacale e altri eventi come l’acquisto dei crediti deteriorati da parte del fondo Atlante, pure slittato all’anno prossimo. Sullo sfondo c’è l’ennesimo rinvio dell’acquisto delle altre tre good bank da parte di Ubi, per una richiesta della Commissione Ue che ha spiazzato Roberto Nicastro e collaboratori: viste le condizioni-capestro imposte dai bergamaschi, tornare a fare il giro di chi aveva fatto offerte in precedenza, cioè in sostanza i fondi internazionali. Poiché quelle offerte erano per tutte e quattro le banche, non si può escludere a priori che vengano riaperti i giochi perfino per Carife.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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