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Carife, non licenziamenti ma esodi “obbligati”

Carife, non licenziamenti ma esodi “obbligati”

Soglia minima per la validità dell’accordo è 300 addetti in meno. Prepensionamenti e incentivi fino a 48 mesi di stipendio

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FERRARA. C’è una nuova quota-esuberi per consegnare un futuro a Carife, ed è 300: al di sotto di questa cifra, tra i 94 prepensionamenti a cinque anni, quelli eventuali a sette e le varie opzioni di uscite incentivate, l’accordo raggiunto il pomeriggio di San Silvestro sarà invalidato in toto e la liquidazione quasi inevitabile. Saranno quindi decisivi due passaggi: il sì dell’assemblea, che si deve svolgere entro mercoledì 4, e le scelte individuali dei dipendenti, che avranno tempo solo fino al 19 gennaio per decidere il loro futuro lavorativo.

Gli incentivi sono stati fissati in 48 o 41 mesi di stipendio, a seconda delle formule di esodo scelte, e bisogna tener conto che l’azienda ha fissato all’equivalente di 350 esuberi il costo del lavoro da ridurre, quindi se l’accordo resterà valido nell’incontro di verifica del 23 gennaio si lavorerà subito a part-time e strumenti alternativi.

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Premesse e precondizioni. Il costo del personale va ridotto «di almeno il 50%», è la base di partenza dell’azione aziendale, il che significa tra l’altro la cessazione dell’integrativo (anche se molte parti sopravviveranno per un trimestre) e la chiusura immediata di Commercio e Finanza a Napoli. Per quanto riguarda gli esuberi, l’azienda ne dichiara 350 da gestire «prioritariamente» con l’intera strumentazione degli esodi concordati, e in ogni caso non ne accetterebbe meno di 300. Ci sono poi altre due condizioni di validità dell’accordo: la concessione delle autorizzazioni da parte delle autorità ed una ricapitalizzazione, alla quale dovrebbe provvedere il Fitd.

Prepensionamenti. Nell’accordo non si parla del numero dei dipendenti che raggiungeranno la pensione con lo scivolo di 5 anni previsto dal Fondo di solidarietà, ma il conteggio informale non supera i 94 addetti, È scontato che saranno tutti avviati all’uscita, a partire dall’1 aprile, anche se l’azienda, come per tutte le altre forme di uscita incentivata, si riserva la possibilità di trattenere le figure professionali indispensabili, fino al 31 dicembre. La banca si accolla anche il riscatto della laurea. Se al termine di questa tornata resteranno soldi, si attiveranno anche i prepensionamenti con scivoli a sette anni, che pescano tra le prestazioni straordinarie del Fondo di solidarietà.

Risoluzioni consensuali. Per chi non matura i requisiti del prepensionamento, si apre il capitolo della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con l’eccezione dei consulenti finanza dotati di portafogli “pregiati” (l’azienda ne potrà bloccare fino a 15). L’incentivo all’esodo è definito in 48 mensilità, mentre per dirigenti e funzionari di fascia alta è definito anche un tetto che corrisponde al costo dell’indennità di preavviso in caso di licenziamento maggiorato di 100mila euro lordi. Questo personale continuerà a godere dei benefici da dipendente per due anni e c’è anche una sorta di clausola sociale: chi subìsce un evento grave in famiglia, come perdite di coniugi o di fonti di reddito, potrà chiedere il ritiro dell’adesione volontaria in caso la procedura non sia chiusa.

Risoluzioni unilaterali. È la strada del “licenziamento concordato”, che ricorre alla legge 223 sui licenziamenti collettivi ma su base volontaria. Sempre entro la mezzanotte del 19 gennaio, si potrà manifestare la non-opposizione al licenziamento, con riconoscimento dei trattamenti aziendali e l’utilizzo della sezione emergenziale del Fondo di solidarietà. Con questa formula si prende un incentivo inferiore, 41 mesi, ma si beneficia delle misure previste per gli addetti del settore disoccupati.

Altre misure. L’integrativo è già decaduto ma fino al 31 marzo resteranno in vigore una dozzina di articoli, i più significativi. L’azienda intende inoltre chiudere subito la sede di via Crispi 4, a Napoli, con trasferimento di tutti i dipendenti.

Una finestra sul futuro. C’è un riferimento a possibili mutamenti di scenari sulla vicenda della vendita delle quattro banche. Il drastico taglio dell’organico è funzionale, come noto, alla vendita a Bper, che a oggi resta l’ipotesi quasi esclusiva per la salvezza della banca. Il quasi è riferito al fatto che l’Ue ha chiesto di rifare il giro dei potenziali acquirenti, dopo aver conosciuto le condizioni dell’offerta Ubi per Marche, Etruria e Chieti. Il rientro in gioco del fondo Apollo per tutte e quattro le banche sembra però uno scenario impraticabile, o quasi.

Stefano Ciervo

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