I bancari: ci stanno trattando da cavie
Lo sconcerto dei dipendenti che hanno due settimane per decidere il loro futuro. Possibili tagli di sportelli
Domani pomeriggio, alle ore 15 inizierà al quartiere fieristico una delle assemblea del personale più drammatiche della storia di Carife. I dipendenti sono chiamati a pronunciarsi e a votare in merito all’accordo stipulato il giorno di San Silvestro tra l’azienda e le organizzazioni sindacali. L’accordo raggiunto prevede esodi “obbligati” e non si farà ricorso ai licenziamenti collettivi. L’azienda ha posto le basi per un numero di 350 esuberi, ma sarebbe sufficiente trovarne più di trecento, facendo leva su prepensionamenti e incentivi fino a 48 mesi di stipendio.
Pochi giorni per decidere.
I tempi però sono strettissimi e nell’eventualità di un voto favorevole all’accordo, i dipendenti avranno tempo fino al 19 gennaio per scegliere cosa intendono fare, in quanto il 23, quattro giorno dopo, sarà effettuato un incontro di verifica delle adesioni.
«Ci sentiamo delle cavie - commentavano preoccupati ieri molto dipendenti della Carife - abbiamo solo due settimane di tempo per decidere del nostro futuro, senza avere dati certi e nemmeno prospettive. L’amarezza per essere arrivati in questa situazione è tanta. Dal commissariamento ad oggi già 350 dipendenti hanno lasciato Carife, tra pensionamenti, licenziamenti, volontari e colleghi che sono andati a lavorare in altri istituti di credito. In nessun altra delle banche in difficoltà si è verificata una situazione di questo genere. Siamo stanchi di esperimenti sulla nostra pelle e di dover rispondere allo sportello agli insulti per danni fatti ai clienti che non dipendono da noi. Questa situazione paradossale non ha precedenti. Rattrista anche un altro fattore: ci sentiamo abbandonati soprattutto dalle istituzioni che per anni non hanno mosso un dito per cercare di tutelare la banca prima e il personale dipendente poi».
Taglio degli sportelli.
Oltre al taglio che si profila del personale ci sarà conseguentemente anche una razionalizzazione degli sportelli bancari di Carife, provvedimento che era all’ordine del giorno anche nelle gestioni commissariali degli scorsi anni, ma che mai era stato effettuato e sempre rimandato. Il drastico processo di snellimento della banca comporterà anche il taglio di molte agenzie e filiali e in questi giorni si stanno valutando gli sportelli da togliere per agevolare l’acquisto di Bper che sembra sempre più intenzionata a rilevare la banca, previa operazione di tagli. Tra l’altro, come per il personale, anche per le sedi il tempo stringe. Ci sono oneri di affitti dei locali da pagare o da disdire per cui si sta approntando anche una scelta dei tagli da effettuare. Si suppone che verranno privilegiate quelle agenzie o filiali che sono più redditive.
Rischia pure il marchio.
La Cassa di Risparmio di Ferrara fu fondata dal conte Masi nel 1838. Dopo 179 anni, la banca ferrarese rischia fortemente di perdere oltre alla territorialità anche il marchio che è stato per tanti anni un simbolo della città. La cessione della banca a Bper passa probabilmente anche attraverso questo ulteriore sacrificio. Resta la perplessità di come si è arrivati a tutto questo. Dalle gestioni negative del passato al commissariamento che non ha portato alcun risultato se non quello di affossare ancora di più la Carife, fino al “salvabanche” che ha mangiato risparmi a migliaia di clienti e al sacrificio di tanti dipendenti. Una vicenda sconcertante.
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