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I musulmani contro i terroristi

I musulmani contro i terroristi

«Attentati ignobili e inumani, da condannare senza esitazioni»

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CENTO. «Islam vuole dire pace, integrazione e fratellanza, non terrore. Per questo ci rivolgiamo, con profonda tristezza, ai familiari di coloro che hanno perso la vita sotto il fuoco dei terroristi criminali. A tutti i familiari delle vittime dell’attentato a Istanbul, come di quelle di Berlino, tra cui la giovane italiana Fabrizia Di Lorenzo, e di tutti gli attentanti precedenti, esprimiamo le più sentite condoglianze». Dopo le manifestazioni in piazza Guercino a condanna degli attentati in Francia, alla sede di Charlie Hebdo a gennaio 2015, e al Bataclan a novembre, e dopo aver partecipato alla preghiera in San Lorenzo e al corteo in memoria di padre Jacques Hamel, pastore ucciso in chiesa a Rouen, oggi dopo l’ennesima strage a Istanbul, pochi giorni dopo quella di Berlino, i musulmani di Cento intervengono ancora per prendere le distanze dal terrorismo. A prendere una posizione «netta, ferma e senza alcuna riserva contro un atto ignobile ed inumano, in nome e per conto dei musulmani del Centese», è Tahir Mahmood, rappresentante della comunità pakistana di Cento-Alto Ferrarese, referente dell'associazione Minhaj-ul-quran e segretario nazionale in Italia del partito Pakistan Awami Tehrik. Ed è per parlare di pace, per spiegare il reale significato di Islam, contro ogni violenza terroristica, che il rappresentante della comunità pakistana di Cento/Alto Ferrarese è stato tra gli organizzatori della conferenza, che si è svolta a settembre alla Pandurera di Cento, dal titolo “Jihad, tra percezione e realtà”. Un'occasione per affermare «la necessità di lottare insieme per la pace, contro ogni forma di terrorismo, che non ha nulla a che vendere con l'Islam. Noi musulmani siamo parte integrante e inseparabile del tessuto sociale italiano ed europeo, per questo facciamo nostro il lutto che ha colpito le famiglie delle vittime». Ma anche un appello alle istituzioni locali e al governo nazionale: «Occorre quanto prima e in maniera concreta iniziare a lavorare insieme, Comuni, associazioni locali e realtà musulmane del territorio, per promuovere l'integrazione, il dialogo fra culture e religioni. Il percorso di reciproca conoscenza e pacifica convivenza, contro l'estremismo, dovrà partire dalle scuole. È qui, tra i giovani che i terroristi, utilizzando in maniera erronea il termine Jihad e giustificando le loro attività criminali, diffondono odio e s'insinuano per radicalizzare».

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