Quante domande in quel Giardino
Le piante bibliche nel nuovo percorso dedicato alla cultura ebraica
Alloro, mirto, timo, lavanda e maggiorana: le piante aromatiche utilizzate per l’Havdalah, la preghiera che si recita al termine dello Shabbat, ci sono già tutte e saranno presto affiancate da frumento, orzo, olivo, vite, melograno, fico e palma da datteri, le 7 specie bibliche. Il luogo in cui tutte queste essenze stanno trovando dimora è il “Giardino delle domande”, nel grande comprensorio del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (via Piangipane 81, a Ferrara), tra il cantiere e la palazzina già aperta al pubblico.
«Con questo progetto, unico in Italia – spiega Simonetta Della Seta, direttore del Museo –, vogliamo invitare il pubblico ad avvicinarsi alla cultura ebraica anche attraverso i suoi odori e i suoi sapori. Nel Giardino, che sarà inaugurato in primavera, si parlerà delle spezie presenti nella Bibbia e dei sentieri dell’alimentazione ebraica. L’approccio sarà interattivo, e coinvolgerà i cinque sensi, facendo riflettere sia sulle differenze che sulle molte somiglianze con altre tradizioni. Ci rivolgeremo a tutti, con un’attenzione speciale alle scuole, cui saranno dedicate attività didattiche sul valore del cibo e delle bevande nelle feste e nelle tradizioni familiari legate alla tavola ebraica».
Il Giardino servirà, poi, a rispondere alle domande e alle curiosità più diffuse sull’alimentazione degli ebrei, come ad esempio quella posta con grande energia da una piccola visitatrice del Meis: «Perché non mangiano il maiale?».
Le piante disegneranno un percorso con 4 diversi ingressi, ciascuno associato a un tema alimentare differente. Il tragitto dei visitatori sarà condizionato dalle scelte che faranno davanti ad alcune biforcazioni».
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