«Troppa burocrazia Così non si può lavorare»
Scortichino, a distanza di quasi cinque anni dal terremoto azienda in ginocchio Marchetti: ancora non è possibile ricostruire il nostro capannone distrutto
SCORTICHINO. «Se la situazione non si sbloccherà entro brevissimo tempo è a rischio la sopravvivenza della nostra azienda». Alberto Marchetti titolare assieme al socio Massimo Soffritti dell’omonima azienda che si occupa della vendita di vino, acque minerali e bevande varie è chiarissime. Da quando le devastanti scosse di terremoto del 20 e 29 maggio 2012 hanno messo ko il capannone e le rispettive abitazioni in via Argine Diversivo è iniziata una vera e propria odissea. «Da quel maledetto maggio 2012, ne è passata di acqua sotto i ponti - spiega lo stesso Marchetti - ma qui il tempo sembra si sia fermato o comunque che tutto sia rallentato, creando situazioni al limite della disperazione. Solo l'avidità dello Stato non ha perso colpi, anzi ha preteso, il 31 ottobre dello scorso anno, il rientro del 25 % del finanziamento emesso nel giugno 2012 dalla Cassa Depositi e Prestiti a favore delle aziende terremotate, anche quelle come la nostra che purtroppo non hanno ancora risolto i problemi burocratici, per la ricostruzione. Il mese scorso - prosegue Marchetti - è arrivata la buona notizia, il 2017 è l'anno vostro, così ribadiscono dallo studio del geometra che segue le nostre pratiche, peccato che di affermazioni come questa, nei nostri ricordi ne esistono già. Non ci rimane che sperare ed aspettare, anche se sinceramente, siamo stanchi e sfiduciati. Non è possibile - sbotta Marchetti - che si vada avanti così a lungo. Stiamo sostenendo spese (mille euro di affitto ogni mese ndr.) che la Regione non ha messo in preventivo di rimborsare. Tempo fa sono venuti gli ispettori della Regione che hanno verificato tutto quanto. Possibile che la Regione non abbia messo in preventivo tutto questo. Ogni giorno rischiamo la visita dell’Agenzia delle Entrate in quanto secondo loro i redditi dichiarati potrebbero essere ritenuti troppo bassi. Ma se dobbiamo sostenere una spesa annuale solo per l’affitto del capannone dove ci troviamo, di 15 mila euro l’anno. Tempo fa ci ha telefonato anche il consigliere regionale Alan Fabbri chiedendo quale fosse la nostra situazione e gli abbiamo ripetuto che così non è possibile andare avanti. Stessa frase l’abbiamo pronunciata varie volte durante gli incontri in Comune con i tecnici e il vice sindaco Simone Saletti. Non siamo l’unica azienda che ha questi problemi. Abbiamo già pronto dal notaio il preliminare di acquisto del terreno a lao del campo sportio. Potevamo trasferirci a Bondeno o a Finale Emilia ma abbiamo preferito rimanere qui dove siamo nati noi e la nostra azienda non credevamo dopo quasi cinque anni di essere ancora in questa situazione».
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