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«Un passo verso la vendita»

«Un passo verso la vendita»

L’assemblea dei dipendenti approva con largo margine il piano esuberi: via in 350

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Alle 17.27 un applauso ha chiuso la più drammatica delle assemblee dei dipendenti Carife, riuniti nei locali del quartiere fieristico. L’applauso è arrivato dopo la chiamata della votazione con cui è stato approvato l’accordo sindacale sugli esuberi della Cassa, intesa che da una parte apre la strada agli esodi volontari evitando la procedura dei licenziamenti coatti e dall’altra consente all’istituto di credito di restare sul mercato, anche se sotto l’ombrello di un’altra banca.

Perché questo sia l’esito finale, però, si devono realizzare tre condizioni. Una è lo sfoltimento del personale che deve essere alleggerito di 350 dipendenti (su 850): per 300 di loro le domande di adesione dovranno essere consegnate entro il 19 gennaio 2017 con tempi quindi molto stretti. Le altre 50 “risorse” equivalenti (nella trattativa conta sostanzialmente il costo cumulativo del lavoro, non il numero delle persone) saranno oggetto di un’operazione di dimagrimento successiva che potrà avvalersi della compensazione offerta da altri strumenti contrattuali, come i contratti part time. Dopo due ore di discussione franca, anche animata, in Fiera si sono alzate le mani: 637 sì, 12 no e 1 astenuto. A Napoli, dove ha sede l’ex “Commercio & Finanza”, già incorporata in Carife, il risultato è stato simile per proporzioni: 25 sì, 1 astenuto. Molte le domande di chiarimento rivolte dai dipendenti al tavolo presidiato dai rappresentanti sindacali sugli aspetti legati all'applicazione dell'intesa che da oggi diventa effettiva, con la possibilità concreta di presentare le domande di fuoriuscita volontaria dall’organico ricorrendo ad una delle formule concordate.

Dalla platea si sono anche alzate critiche forti alla gestione dell’istituto negli anni del commissariamento: in particolare è finito nel mirino il trasloco di Giovanni Capitanio dalla posizione di commissario della vecchia Carife ad amministratore delegato della Nuova Carife. Vincenzo Fratta (Ugl) le ha sintetizzate così: «Non ha evitato la risoluzione e non ha proceduto a nessuna ristrutturazione in grado di attirare acquirenti sulla banca di questa provincia. Perché è stato confermato?». Per 94 dipendenti è in attesa lo scivolo pensionistico (fondo di solidarietà) a 5 anni, una possibilità che potrebbe concretizzarsi anche per gli addetti che rientrano tra le persone con una prospettiva di collocamento a riposo a 7 anni (poco meno di una cinquantina di addetti). Gli altri “volontari” potranno scegliere tra un incentivo all’uscita di 48 mensilità e il versamento di 41 mensilità integrate da un’indennità per 24 mesi.

Per il 23 gennaio è programmato un incontro di verifica sulla prima parte della campagna di adesione (quella che si concluderà il 19 gennaio), poi - se sussisteranno le condizioni per il proseguimento dell'operazione - si studieranno i modi per raggiungere quota 350. Dai sindacati la consapevolezza e un pizzico di soddisfazione (mai ostentata) per aver aperto la strada al percorso che consentirà a Carife (ma forse non al marchio) di continuare a vivere con circa 500 dipendenti, ma dentro la pancia dell’acquirente promesso: Bper. Il via libera dell'assemblea, però, rappresenta solo una delle condizioni preliminari per la vendita di Carife, le altre due sono il reperimento dei 58 milioni di euro indispensabili per dare corso all’accordo sugli esodi volontari e incentivati (non li ha Carife, non li metterà Bper) e l'acquisizione dei crediti deteriorati da parte di un fondo specializzato che alleggerirà col suo intervento il profilo economico dell'istituto estense creando le condizioni per la cessione alla banca modenese. «L’approvazione dell’accordo - hanno dichiarato Alessandro Spaggiari e Mauro Fanan (First Cisl) - dà una prospettiva di probabile acquisizione che allo stato rimane l’unica condizione possibile per garantire un futuro a Carife». Attilio Granelli e Filippo Fascina (Fabi) hanno aggiunto: «I dipendenti oggi si sono assunti un impegno, noi speriamo che tutte le parti in causa mantengano fede alle promesse». (gi.ca.)

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