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Esodi Carife: contatore e valanghe di quesiti

Esodi Carife: contatore e valanghe di quesiti

Da lunedì sarà aggiornato quotidianamente il numero delle domande di uscita Sindacati sommersi dalle richieste di chiarimento. A Napoli tensione e polemiche

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Il “contatore” delle adesioni all’esodo dei dipendenti Carife sarà messo a punto solo lunedì, in coincidenza con la circolare esplicativa dell’azienda con la modulistica per aderire alle diverse forme di uscita volontaria previste dall’accordo dei 350 esuberi. Dal volume delle richieste di chiarimento giunte via mail e telefono ai rappresentanti dei sindacati, nella sola giornata di ieri, l’interesse per gli incentivi sembra molto elevato, vista anche l’urgenza di ottenere risposte per poter decidere entro la mezzanotte del 19 gennaio. «Siamo stati subissati di richieste da parte dei colleghi, noi e le altre rappresentanze sindacali - spiegava Filippo Mascina (Fabi) - Tutti mettiamo a disposizione i centri di assistenza fiscale e i patronati per aiutare i dipendenti a calcolare l’esatto ammontare dell’incentivo». I parametri di calcolo incidono in maniera molto diversa a seconda della posizione dei singoli, molti dipendenti dovranno inoltre recuperare dall’Inps il modello Ecocert (serve di solito un mese ma i dipendenti nati dal 1960 in poi l’hanno già consegnato l’anno scorso) e i patronati aprono lunedì. L’ufficio personale della banca non potrà fornire a tutti, in così poco tempo, i conteggi necessari, probabilmente verranno diffuse delle Faq (risposte alle domande più frequenti) e poi dovranno essere i dipendenti a ricostruire la loro posizione.

Nessuno azzarda previsioni sul raggiungimento di quota 200 adesioni volontarie, nelle due ipotesi (48 mesi di stipendio o 41 più due anni di contributi e indennità di disoccupazione) aggiuntive rispetto al prepensionamento a 5 anni, attivabile per soli 95 addetti. È chiaro, tuttavia, che il massimo degli incentivi “secchi” può andare bene per chi ha già la prospettiva di un lavoro alternativo, e che in ogni caso il fallimento dell’accordo (non raggiungimento di quota 300 uscite) comporterebbe l’attivazione della procedura di licenziamenti collettivi, con 6 mesi di mensilità per chi ha meno di 50 anni e 12 per gli altri. L’intesa prevede poi che, una volta raggiunta quota 300, si proceda verso i 350 esodi equivalenti in termini di costi, attivando part-time e l’ipotesi prepensionamenti con sette anni di scivolo.

Tra le situazioni speciali ci sono quelle dei 45 addetti ex Commercio e Finanza, che hanno di fronte a loro l’alternativa tra accettare gli incentivi o trasferirsi a Ferrara e dintorni, poiché l’azienda ha dichiarato di voler chiudere «immediatamente» la sede napoletana. In Campania c’è particolare tensione, «l’Ugl non ha partecipato all’assemblea e ha vietato ai suoi iscritti di prendere parte alla votazione: ci pare un comportamento disdicevole» è il commento di Giuseppe Torelli (First Cisl). Non è scontato che i dipendenti napoletani optino in toto per lo scivolo incentivato, diversi quarantenni sarebbero dell’idea di accettare il trasferimento pur di non perdere il posto di lavoro. (s.c.)

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