La Nuova Ferrara

Ferrara

l’analisi di Egidio Checcoli

Per il pomodoro da industria annata deludente con brividi

; di Egidio Checcoli *

Per i produttori di pomodoro d’industria il 2016 è stata un'annata deludente. Si tratta di un settore fondamentale per la nostra provincia, con 7.429 ettari coltivati (6851 nel 2015), che vale il...

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Per i produttori di pomodoro d’industria il 2016 è stata un'annata deludente. Si tratta di un settore fondamentale per la nostra provincia, con 7.429 ettari coltivati (6851 nel 2015), che vale il secondo posto dopo Piacenza in regione, dei quali 1.298 ettari biologici (+300 sull’anno scorso); e 426mila tonnellate di materia prima trasformata, un fatturato di 170 milioni di euro e 1.000 addetti tra fissi e stagionali, Il punto critico non è stata la resa produttiva. Per comprendere le cause del risultato deludente per i produttori bisogna partire dal prezzo stabilito nel contratto stipulato con l'industria, pari a 85,2 euro alla tonnellata. Considerate le ulteriori decurtazioni (scarti, eccesso di produzione, costo del servizio cooperativo) si arriva ad un prezzo finale di circa 72 €/t che moltiplicato per le 71,8 tonnellate di resa produttiva portano a 5.170 euro di ricavo per ettaro di superficie coltivata a cui si devono aggiungere 160 euro di contributi comunitari per un totale di 5.330 euro. Sul fronte dei costi si arriva a 5.850 euro per ettaro. Questo dato non considera l'affitto del terreno - necessità comunemente diffusa tra i produttori di pomodoro - per una quota parte della superficie del terreno coltivato, che si aggira sugli 800/1.000 euro per ettaro di superficie.

Di segno diverso la produzione di pomodoro biologico dove il prezzo base pattuito, 130 euro per tonnellata, anche per rese produttive più contenute, ha contribuito a conseguire un risultato economico decisamente più soddisfacente.

Come si evince da questi dati la coltura del pomodoro nell'esercizio 2016, per molte aziende, porterà il segno negativo, a cui si devono aggiungere le incertezze le preoccupazioni sulla prospettiva. La prima è semplicemente una conferma: l'accordo tra le organizzazione di produttori e le industrie di trasformazione è stato eccessivamente penalizzante per i produttori. Qualcuno l'aveva definiti un accordo “capestro” in quanto il prezzo di riferimento indicizzato di 85,20 a tonnellata, rispetto ai 92 euro dell'anno precedente, conteneva il vincolo di una produzione oscillante tra i 2,35 e i 2,55 milioni di tonnellate di prodotto. Superate queste soglie sono scattate le penali che hanno determinato una decurtazione del prezzo di 2,5 euro a tonnellata. L'altro nervo scoperto è la programmazione della produzione ed il rispetto degli obiettivi prefissati, uno dei punti cardine, congiuntamente al contenimento dei costi di produzione e alla ricerca di nuovi sistemi di valorizzazione commerciale per le produzione di qualità, che è posto al centro degli obiettivi programmatici tracciati dal nuovo presidente del Distretto dell'Organizzazione interprofessionale Tiberio Rabboni, stimato ex assessore regionale.

Ma in questo periodo le maggiori preoccupazioni sono concentrate sulle difficoltà che sta attraversando Ferrara Food, con lo stabilimento di Argenta, sopratutto sul versante dei crediti che vantano i produttori agricoli. Della situazione che sta emergendo, oltre alle organizzazioni dei produttori agricoli che stanno dimostrando una forte coesione su un problema così importante per il settore agricolo e per il territorio, sono stati coinvolte li Istituzioni, locali e regionali, per i riscontri necessari con la proprietà (Gruppo Sfir) e per valutare se ci sono soluzioni praticabili, sostenibili ed immediate per garantire la continuità produttiva e diradare le minacce che si paventano all'orizzonte.

(* ex presidente Legacoop)

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