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L’influenza aviaria fa paura, misure restrittive per i cacciatori

L’influenza aviaria fa paura, misure restrittive per i cacciatori

È vietato l’uso di richiami vivi: martedì è arrivato un sms del ministero ai tanti praticanti della nostra provincia Provvedimento emanato dal Ministero della salute dopo il caso di Grado

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PORTOMAGGIORE. Anche se al momento, in tutto il territorio provinciale, non si registrano casi di aviaria, cacciatori da una parte e allevatori di pollame dall’altra, sono tenuti a rispettare un provvedimento emanato il 30 dicembre dal Ministero della salute. Per i cacciatori detentori di richiami vivi quali anseriformi (anatre principalmente o comunque uccelli acquatici con becco piatto) e caradriformi (pavoncella) non è stata rinnovata la deroga, quindi è stato vietato l’utilizzo dei richiami vivi. A tal proposito, ad ogni cacciatori e indipendentemente che detenga richiami vivi ma che esercita la caccia in provincia di Ferrara (quella migratoria è aperta fino al 31 gennaio), martedì è giunto un sms che ne annunciava il divieto. Come detto, il provvedimento ministeriale riguarda anche gli allevatori, gli stessi che dovranno attenersi ad una serie di precauzioni per evitare possibili trasmissioni di questa particolare influenza aviaria.

Tutto nasce lo scorso 28 dicembre 2016, quando l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, sede del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, ha confermato una positività per virus influenzale tipo A, sottotipo H5N5, in organi prelevati da un fischione selvatico, specie simile alle anatre (in dialetto ferrarese “Sciorz”), ritrovato morto a Grado (Go). Le analisi hanno confermato che si è trattato di virus ad alta patogenicità (Hpai). “Considerata la grave situazione epidemiologica europea - si legge nel disposto del Ministero - legata alla circolazione di virus influenzale H5N8 ad alta patogenicità in numerosi Stati membri, per un totale di 498 casi, di cui 214 nel pollame domestico e 247 nell’avifauna selvatica, il Ministero della salute aveva già emanato le disposizioni 9 novembre e 7 dicembre 2016 per il rafforzamento delle attività di vigilanza veterinaria permanente, con particolare riferimento alla verifica dell’applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti industriali di pollame, raccomandando di mantenere al chiuso il pollame nelle aree densamente popolate. In aggiunta a ciò, il 30 dicembre sono state emanate altre misure di controllo straordinarie”.

Riguardo alla misure di biosicurezza per gli allevamenti, oltre alla separazione tra il pollame domestico e selvatico, gli animali tipo galline, oche, anatre di allevamenti all’aperto, devono essere tenuti all’interno dei capannoni; se poi, sussistono gravi motivi del benessere dell’animale e non è possibile rinchiuderlo, allora “le aree di alimentazione e abbeveraggio - specifica il Ministero - non devono essere accessibili ai volatili selvatici”. Inoltre, è vietato l’ingresso all’area di allevamento agli estranee e fin dove è possibile anche agli automezzi. Del provvedimento, è stato informato subito il servizio veterinario dell’Usl. (g.c.)

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