La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Dipendenti Carife al bivio

di LUCA TRAINI
Assemblea dei dipendenti della Carife al quartiere fieristico
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Assemblea dei dipendenti della Carife al quartiere fieristico

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla crisi della banca ferrarese

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FERRARA. Una manciata di giorni per decidere del proprio futuro: restare o andarsene con il viatico di quel tesoretto che oggi almeno c’è e domani forse; rischiare, in ogni caso. L’alternativa che sta lacerando gli 840 dipendenti Carife è una complicata scelta personale e familiare, che l’accordo di ristrutturazione aziendale sottoscritto a Santo Stefano e approvato mercoledì in assemblea con un plebiscito non indica parametri per individuare chi lascerà la banca, è basato su dimissioni incentivate, ma pur sempre volontarie.

Per rendere l’istituto appetibile sul mercato (garantirgli un futuro, fosse anche sotto una diversa insegna) il piano prevede 300-350 uscite agevolate con quattro annualità di stipendio da incassare in aggiunta al Tfr: quelle dei dipendenti che con lo scivolo arrivano alla pensione sono già in conto, ma si fermano a 94, le altre vanno cercate in una platea di cassieri 40-50enni, padri e madri di famiglia, poco propensi al salto nel buio. Verranno trovate, entro lunedì 19? I sindacalisti dicono sì, con un mantra auto-incoraggiante ripetono che prevarrà la ragionevolezza, come in assemblea. Ragionevolezza, perché anche se il riferimento al licenziamento collettivo è stato tenuto fuori dal testo dell’intesa sindacale, resta quello lo scenario più probabile in caso di fallimento del tentativo.

Hanno un sintomatico progredire le vicende cruciali di Carife, lo stesso di troppe questioni ferraresi. Maturano in silenzio e guai a parlarne: chi sottolinea i pochi segni che emergono, prova ad interpretarli e chiede spiegazioni, ben che va si ritrova additato come uccello del malaugurio, a questo giornale è accaduto anche nella fase che ha portato alla liquidazione della vecchia Carife. Quando i problemi inevitabilmente esplodono, è già troppo tardi per elaborare una soluzione che non sia emergenziale, dettata da un incombente vincolo europeo che sempre c’è e, in questo caso, anche dalla necessità di attingere al fondo per gli esuberi prima che sia prosciugato. E si finisce per obbligare ottocento persone a decidere del loro futuro in una manciata di giorni.

Luca Traini

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