Gli esuberi Carife costano 58 milioni
Domani scade il termine concesso alle ex pretendenti delle good bank per rilanciare offerte, dopo l’imposizione della Commissione Ue di riaprire la partita viste le condizioni-capestro imposte dall’un...
Domani scade il termine concesso alle ex pretendenti delle good bank per rilanciare offerte, dopo l’imposizione della Commissione Ue di riaprire la partita viste le condizioni-capestro imposte dall’unico acquirente Ubi. Solo se arriveranno altre offerte che riguardino il “pacchetto” delle quattro banche, e non solo le tre trattate dai bergamaschi, si potrà avere la conferma che il quadro disegnato dall’accordo sugli esuberi di San Silvestro è definitivo. I 350 posti in meno, infatti, sono considerati la condizione imprescindibile per l’acquisto di Carife da parte dei modenesi, gli unici rimasti in campo.
In attesa di un comunque improbabile colpo di scena su quel fronte, tuttavia, si stanno meglio definendo aspetti rimasti finora in secondo piano. Gli oneri dell’accordo, anzitutto: secondo i conteggi di Radiocor, il piano di esodi volontari costerà alla banca circa 58 milioni di euro, qualcosa in più di quanto finora filtrato. Chi se li accollerà? Da escludere Bper, che entrerà appunto una volta chiusa la vicenda esuberi, è praticamente scontato che toccherà al Fondo interbancario, il quale dovrà essere coinvolto nella sua parte volontaria per una ricapitalizzazione, si è detto, nell’ordine di 150 milioni di euro.
L’approvazione dell’accordo da parte dell’assemblea ha lasciato strascichi soprattutto a Napoli, tra i dipendenti ex Commercio e finanza, a causa della divisione tra sigle sindacali. «La First ci accusa di non aver partecipato all’assemblea che si è svolta a Napoli? Non è andata proprio così - precisa Benito Zocca, segretario provinciale Ugl credito - La nostra sigla si è costituita da pochi giorni e questo ha evidentemente creato tensioni con le altre due sigle presenti, First e Fabi, che hanno convocato un’assemblea senza comunicarci nulla».
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