Fabbri chiama il prefetto «Legalità da ripristinare»
Il sindaco ribadisce il suo impegno nella Pediatria di gruppo Divisi sull’utilizzo dell’ospedale. «Niente profughi e più servizi sanitari»
COMACCHIO. Non si è ancora spenta l’eco della presunta ipotesi di accogliere al terzo piano della struttura sanitaria San Camillo profughi provenienti dai centri di prima accoglienza regionali, che in laguna prende vigore un tema non nuovo, quello dell’inserimento della Pediatria di gruppo.
«Credo che sia un triste spettacolo quello a cui abbiamo assistito in queste ore – commenta il sindaco Marco Fabbri -, una carrellata di forze politiche, che ha colto l’occasione per compiere un’iniziativa pre-elettorale con una sfilata di candidati».
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Il sindaco Fabbri facendo un “mea culpa” punta dritto all’obiettivo, quello di superare la fase di stallo, «portando avanti l’impegno preso, dopo che più di un anno fa il consiglio comunale aveva deliberato un atto di indirizzo, con l’ingresso di servizi sanitari, tra i quali la Pediatria di gruppo, l’igiene Pubblica e la riabilitazione».
Fabbri ribadisce che «mi prendo l’impegno di implementare il servizio della Pediatria di gruppo quanto prima, chiedendo al Prefetto di ripristinare la legalità, rispetto ad una situazione che non giova a nessuno».
Antonella Beneventi è tra coloro che ritiene la lotta per la difesa dell’ospedale «senza colori di partito. Non sono razzista, ma io non sono favorevole ai pediatri di gruppo. I bambini non devono entrare qui, perché rischiano di prendere malattie».
Rosa Luciani, portavoce della Consulta Popolare per il San Camillo compie un distinguo, perché «a me i pediatri non danno fastidio, ma noi vogliamo anche servizi in più. Se la sinergia pubblico/privato è vincente – aggiunge Rosa Luciani – non la si può applicare anche in ospedale? Abbiamo accettato mal volentieri una casa della salute, ma devono restare servizi ospedalieri, come il pronto soccorso e la chirurgia per piccoli interventi».
Il leit motiv che tiene banco in queste ore sia tra chi è favorevole all’inserimento della Pediatria di gruppo e sia tra chi è di parere opposto, consiste nel mantenimento di servizi ospedalieri, in quanto ritenuti fondamentali per un territorio a vocazione turistica e non solo per il bacino di utenza locale.
Tiziana Gelli, presidente del Tribunale dei diritti del Malato, ricorda che «dalla scorsa estate circolava la voce di un probabile arrivo di profughi al San Camillo, ma quando la cosa è rimbalzata sulla stampa ha assunto un peso ben maggiore, destando gravi preoccupazioni. Per i pediatri di gruppo al terzo piano ok – prosegue la Gelli -, ma vogliamo anche tutti gli altri servizi discussi in Commissione sanità. Il servizio di oculistica è stato tagliato. Lo rivogliamo».
Anche al vicino centro commerciale “Le Valli” il tema del giorno è l’ospedale San Camillo.
Rocco Orlando di Codigoro non ha dubbi, dato che «ci siamo prima noi italiani, poi vengono gli stranieri. C’è chi non arriva a fine mese, ma ai profughi vengono assicurati 35 euro al giorno. A Valle Oppio hanno chiuso la pediatria, ma se arriva al San Camillo sono favorevole».
D’Accordo anche Chiara Cavallari, giovane mamma comacchiese che ammette di «dover andare fino a Cona in caso di urgenza, ma se il servizio di pediatria arriva qui, almeno siamo più vicini».
Lauterio Biolcati di Goro, fa notare che dal suo paese l’ospedale di Cona dista oltre 60 chilometri, mentre il San Camillo è più vicino «e si fa prima ad arrivare a Comacchio con un bimbo ammalato». Massimo Gelli di Porto Garibaldi rileva che «piuttosto che lasciare un reparto vuoto, ben vengano i pediatri di gruppo. I profughi no, però. Abbiamo già tanti compaesani che hanno bisogno. Io non sono razzista. Lotto per i miei concittadini».
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