Un anno fa l'inferno di fuoco al poligono di Portomaggiore
Tre morti e tre indagati. L’agghiacciante ricostruzione minuto per minuto effettuata dai tecnici
PORTOMAGGIORE. 10 gennaio 2016. Alle 9.55 del mattino il poligono di tiro di Portomaggiore prende fuoco. Le fiamme in pochi attimi avvolgono tutta la struttura dove c’è già chi sta sparando e chi sta lavorando. In tanti riescono ad uscire, per tre persone, Lorenzo Chiccoli, 73 anni, pensionato e cacciatore, di Masi San Giacomo; Paolo Masieri, 47 anni, appassionato di soft air, fornaio e Maurizio Neri, 66 anni, di Borgo Sant’Anna (Masi Torello), pensionato restano intrappolati al piano superiore e per loro non c’è niente da fare. Una ferita profonda per la cittadina di Portomaggiore, una tragedia che ancora attende risposte.
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Ma cosa è successo esattamente? Difficile dare una riposta, considerato che le indagini vanno ancora avanti. Stando al contenuto della Relazione di consulenza tecnica prodotta dall’inge. Cristiano Cusin e dal dottor Danilo Coppe, periti nominati dalla Procura della Repubblica di Ferrara, la mattina del 10 alle 8.30 crica, Daniele Zancoghi ha aperto il Poligono assieme alla sua compagna Daniela Malagolini, che è poi uscita per tornare alle 920 circa. Poco prima delle 9.15 si sono presentati Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri con armi e munizioni portate da loro. Dopo formalità e pagamenti, sono stati accompagnati al primo piano e lasciati soli a sparare con la porta più interna chiuse e la porta più esterna aperta. Intanto, al piano di sotto, altre due persone, Ivano Bertaccini e Andrea Garavini, hanno iniziato a sparare e al termine della loro sezione di tiro, dopo aver sparato con le loro armi, hanno provato con una calibro 500. Subito dopo il primo colpo i due hanno visto alla base del portasagome (o tra il portasagome e il parapalle) delle fiamme che ne giro di attimi hanno percorso tutta la galleria fino ad arrivare a loro. “la velicità delle fiamme - si legge nella relazione - era così alta che le stesse hanno sollevato i pannelli fonoassorbenti appoggiati sul pavimento dando ai due solo il tempo di chinarsi e di proteggersi nello spazio dell’area tiratori, più basso rispetto la galleria di tiro”. La zona si è subito riempita di fumo, i due hanno tentato di uscire ma non sono riusciti ad aprire la porta. È stata Daniela Malagolini ad accorgersi che le immagini del monitor dell’area tiratori erano scure e subito dopo sporgendosi dal ballatoio hanno visto il fumo denso e scuro uscire dalla parete verso l’interno dello stesso impianto di tiro. Daniele Zancoghi si è precipitato ad aprire la porta e tirano con le mani è riuscito a fare uscire Bertaccini e Garavini che non hanno riportato ferite. Dalle indagini è dunque emerso che il fatto che le persone all’esterno dell’impianto di tiro si siano accorte dell’incendio dai monitor quando la galleria di tiro era completamente invasa e che solo dopo abbiano visto del fumo uscire dalle pareti, indica che l’innesco delle fiamme è avvenuto all’interno dell’impianto di tiro. Non solo, non essendo i due rimasti feriti, l’innesco è avvenuto alla fine della galleria di tiro nell’area bersagli.
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Ma intanto, cosa è successo all’interno della struttura? Daniele Zancoghi si è precipitato la piano superiore ma appena imboccata la rampa è costretto a tornare indietro perché il fumo lo fa soffocare ma intanto riesce a ad azionare con il telecomando la porta interna dell’area tiratori del primo piano, dove a quanto pare Neri, Chiccoli e Masieri stavano ancora sparando ignari di tutto. Sul posto arriva il titolare dell’attività, Fabio Ghesini il quale apprende che ci sono ancora tre persone dentro. La chiamata al comando provinciale dei vigili del fuoco è arrivata alle 9.55. Ambulanza e vigili sono davanti al Poligono alle 9.57, così come i carabinieri. Il Poligono brucia, all’interno “è tutto avvolto da fiamme incontrollate e invado da fumo denso”. I vigili provano a entrare, tre persone sono in trappola ma si iniziano a sentire i rumori della caduta dei primi oggetti, le tavelle della copertura, e dello scoppio di proiettili. Per tutto questo tempo non si è mai sentito nessun grido o richiesta d’aiuto provenire dall’interno. I tre corpi saranno trovati il giorno dopo.
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