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Il prefetto passa la palla all’Ausl «Devono essere loro a chiamarci»

di Annarita Bova
Il prefetto passa la palla all’Ausl «Devono essere loro a chiamarci»

Il sindaco Fabbri chiede che la pediatria di gruppo trovi la sua collocazione nella struttura La risposta del dirigente generale Vagnini: sarà fatto, incontro immediato tra le forze in causa

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COMACCHIO. Saranno giorni difficili per Comacchio. La tensione resta alta e nei prossimi giorni i cambiamenti importanti. Il sindaco Marco Fabbri ha chiesto al prefetto di Ferrara Michele Tortora di ripristinare la legalità all’interno dell’ospedale San Camillo.

Facciamo un passo indietro. Il 22 marzo 2016 diversi membri della Consulta Popolare per il San Camillo hanno occupato il terzo piano dell’ospedale comacchiese impedendo l’arrivo dei pediatri. La pediatria di Comunità a Comacchio esiste da anni dentro al San Camillo attraverso interventi di prevenzione e di sostegno. La pediatria di gruppo, già presente a Ferrara, Copparo, Bondeno e Cento, invece a Comacchio non esiste e, secondo il sindaco e i vertici dell’Ausl, sarebbe un nuovo servizio che si integrerebbe perfettamente con quella di comunità. La Consulta e le opposizioni sono però insorte: «Il San Camillo non diventerà una Casa della Salute, i patti erano ben diversi». Il risultato? I pediatri non sono mai entrati e un gruppo di persone da più di un anno non si muove dal terzo piano, presidiando mattina e sera ed impedendo di fatto l’avviarsi delle attività previste.

E quindi? Fabbri ha inviato ieri mattina richiesta ufficiale al prefetto Michele Tortora, il quale ha subito messo in chiaro la sua posizione. «Quella di Comacchio, del San Camillo, è una situazione che va risolta da tempo - ha detto senza tentennare - Sono stati fatti incontri e confronti, il monitoraggio è costante. Ma c’è un ma. Noi non possiamo intervenire senza che i padroni di casa ce lo chiedano. È l’Ausl che deve in maniera ufficiale prendere posizione così da permetterci di entrare». Dunque, il sindaco Fabbri chiede al prefetto Tortora che a sua volta si rivolge al direttore generale dell’Ausl Claudio Vagnini. E anche lui risponde immediatamente: «Siamo davanti ad una struttura stagnante che aspetta solo di essere utilizzata - spiega - ed ho tutte le intenzioni di farlo. Si può arrivare insieme a decidere in che direzione muoversi e per questo chiederò nel più breve tempo possibile un incontro con il prefetto, il sindaco e il presidente della provincia di Ferrara».

Come si agirà? «Nella maniera più indolore possibile, cercheremo di mediare e di aprire un colloquio coi comacchiesi che ora occupano la struttura. L’unica cosa che ci interessa è la salute dei cittadini, di tutti i cittadini. I servizi sono necessari e non c’è motivo perché la struttura non vada a regime».

«Abbiamo a che fare con degli sciacalli di professione, dei provocatori - il commento del presidente della Consulta, Mezzogori -; del resto tale minaccia-ricatto venne già divulgata “dall'impostore di Comacchio” facente funzioni di sindaco, alcuni mesi fa sulla stampa locale. È inusuale che un primo cittadino si comporti in questo modo facendo sfoggio di rancorismo ideologico. Eppure nel suo comizio conclusivo della campagna elettorale sotto l'egida del M5S si presentò come l'alfiere del cambiamento! Era un infiltrato e non è un caso che il suo sostenitore sia segretario del Pd di Ferrara».

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