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Pochi bagni per i nuovi ambulatori

Pochi bagni per i nuovi ambulatori

La struttura di ginecologia da ieri nell’ex S. Anna con molti problemi da superare

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E' in funzione da ieri presso l'ex Sant'Anna un ambulatorio di ginecologia: una sorta di succursale di via Boschetto, un servizio in più che la Città della salute offre alla cittadinanza. Si trova nel settore 1, al numero 11, in fondo al corridoio, dopo una serie di altri ambulatori. Nonostante la buona volontà di medici e ostetriche che hanno provveduto personalmente al trasloco e che lo gestiranno cinque giorni la settimana (8.30-13), vi sono già alcuni problemi. Alcune superabili, come la temperatura bassa dovuta alla chiusura dei termosifoni o la stampante che non stampa impedendo a medico e ostetrica di completare le visite. C'è invece una situazione che nel caso di un ambulatorio ginecologico è piuttosto negativa: il bagno, uno solo per tutti gli ambulatori presenti nel settore e per giunta situato nell'altro corridoio parallelo dove vi sono altri ambulatori. «Se da un lato abbiamo apprezzato molto il fatto di averlo collocato in fondo al corridoio, con una saletta riservata che consente la privacy alle clienti - dichiara la dottoressa Maria Carla Onofri, ieri in servizio - dall'altro ci chiediamo come faranno le signore che venendo qui per la visita ginecologica se avranno necessità di un bagno e soprattutto di non condividerlo con tantissimi altri pazienti». Per accedere all'ambulatorio ginecologico basta prenotare una visita al Cup anche senza una richiesta del medico di base che può indicare la motivazione. E’ bene ricordare che non si faranno visite ostetriche in quanto queste sono sempre in via Boschetto. «L'attrezzatura specialistica è rimasta al Centro Salute Donna - ha proseguito la dottoressa Onofri - dove vi sono due ambulatori per le donne in menopausa e due per la ginecologia; ce n'erano tre, ma uno è stato trasferito qui in Corso Giovecca». «I contatti con i colleghi di via Boschetto saranno comunque quotidiani e sarà ancora là che eventualmente invieremo le pazienti che avranno bisogno di ulteriori indagini».

Margherita Goberti

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