Poligono, tre morti per superficialità
Portomaggiore, un anno dopo l’inchiesta continua. Dai permessi ai materiali usati: pare tutto abusivo
PORTOMAGGIORE. Il dolore torna a galla oggi a Portomaggiore. È passato un anno dalla tragedia del Poligono di tiro e intere famiglie non trovano pace. Quelle delle vittime, Lorenzo Chiccoli, 73 anni, pensionato e cacciatore, di Masi San Giacomo; Paolo Masieri, 47 anni, appassionato di soft air, fornaio e Maurizio Neri, 66 anni, di Borgo Sant'Anna (Masi Torello), pensionato. Quelle che ancora oggi non possono tornare a casa perché dichiarata inagibile, come la famiglia di Elis Benini ma anche quella dei titolari, la famiglia Ghesini e di tutti coloro che quel giorno hanno visto la morte in faccia.
Oggi alle 16, nella chiesa di Masi San Giacomo sarà ricordato Maurizio Neri, mentre alle 18 nella chiesa Collegiata di Portomaggiore i familiari ricorderanno Paolo Masieri.
Le indagini intanto vanno avanti e più si scava più i particolari diventano importanti. Perché, alla fine, le tre vittime ci sono state per superficialità da parte di tutti. Di chi non ha avuto cura nella scelta dei materiali, di chi non si è attenuto scrupolosamente alle norme e di chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto.
L'inchiesta aperta dalla procura dopo la tragedia, dunque, sta già avanzando. E dovrà accertare se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza, spiegare perché i tre, che si trovavano al piano superiore, siano rimasti intrappolati, tentando di uscire: l'indagine dovrà accertare se vi fossero i maniglioni antipanico che aprono dall'interno le porte, anche se nel caso di poligoni di tiro vi sarebbe una normativa differente da quella antincendio e di sicurezza, che prevede che non vi debbano essere: per ragioni di sicurezza infatti l'apertura dei portoni sarebbe azionata (per impedire a persone, in questo modo sotto controllo, di uscire con un'arma) da chi controlla la struttura e che dovrebbe però sganciarsi in casi di emergenza. I poligono di Portomaggiore vedeva due linee di tiro al piano terra e altre quattro al piano superiore. Al momento dell’incendio le tre vittime non sarebbero riuscite a scappare. Il motivo, ancora da capire anche se si potrebbe pensare ad un cattivo funzionamento delle porte tagliafuoco ma può anche darsi che le vittime abbiano perso i sensi prima dell’arrivo dei soccorsi e di conseguenza sarebbero rimaste intrappolate. La prima squadra dei vigili del fuoco è arrivata dopo pochi minuti e due uomini si sono precipitati immediatamente all’interno, proprio nel momento in cui parte del solaio è crollata, ferendoli in maniera lieve. Capita la gravità e la portata dei fatti, tutti i distaccamenti della provincia hanno mandato rinforzi e sul posto sono giunte anche diverse ambulanze che hanno portato i feriti all’ospedale Sant’Anna di Cona.
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