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IL RACCONTO

Ho parlato con l'assassino: era impassibile

Annarita Bova
La porta della cosa di Pontelangorino in cui è avvenuto l'omicidio
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La porta della cosa di Pontelangorino in cui è avvenuto l'omicidio

Delitto di pontelangorino, la cronista gomito a gomito con il ragazzino che ha ammazzato a colpi d'ascia

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Era lui. Me lo hanno indicato gli amici immortalato in una delle foto pubblicate dalla Nuova. È lui, l’amico assassino, rimasto fermo con gli altri coetanei davanti alla villetta bianca dalla faccia bruciata dal freddo, le mani in tasca e il collo incassato nel giubbotto. Gli sono stata accanto per ore, martedì. L’ho seguito con lo sguardo, come tutti gli altri amici. «Ma lo scooter era dentro? - ha chiesto ad uno dei carabinieri - E Riccardo adesso dove si trova? È al sicuro?».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.14700823:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2017/01/12/news/l-assassino-ha-pianto-trenta-secondi-il-figlio-delle-vittime-per-nulla-1.14700823]] Capelli raccolti in una coda di cavallo, rasati alla base e piercing al labbro inferiore. Un ragazzo come centinaia di altri, come tutti quelli che presidiavano il marciapiede di via Tronco. A raggiungerlo, poco dopo, quell’uomo che poi ho saputo essere suo padre, sconvolto per quanto successo ai genitori dell’amico del figlio.

Le prime indiscrezioni avevano concentrato la mia attenzione su tre dei ragazzini presenti, c’era anche lui. Non ci avrei messo la mano sul fuoco, eppure avrei potuto capire. Perché mentre gli altri piangevano, tremavano, andavano avanti e indietro parlando e chattando con il telefonino, lui ha tenuto per tutto il tempo lo sguardo fisso verso il nulla, preoccupandosi di ascoltare ogni piccolo particolare senza fiatare. Un ragazzino tanto piccolo che non puoi immaginare possa avere in corpo tanta forza e rabbia. Un figlio che quasi verrebbe voglia di stringere perché troppo giovane per rovinarsi la vita. Ma che dall’altro vorresti riempire di schiaffi o ignorare per sempre.

«Cosa ti hanno chiesto?», ha domandato ad uno degli amici rimasto a bordo dell’unità mobile dei carabinieri per diverso tempo. «Un po’ di tutto, hanno voluto i numeri di telefono». Non si è mosso di un centimetro, la sua faccia è rimasta di pietra. Era lì. Lui, l’assassino, era in mezzo a tutti e non ha fatto una piega, nemmeno quando si raccontava dei corpi, dell’orrore.

Forse sbaglio ma sono certa che a paralizzarlo fosse la paura. Lo guardo e lo riguardo in foto, forse ha gli occhi lucidi. Accanto, suo padre stringe i pugni, ascolta, forse qualcosa ha già capito anche lui. È difficile non dare giudizi ed è fin troppo facile puntare il dito su genitori di cui nulla sappiamo. Non spetta a noi giudicare, nessuno può dire se sono o meno dei buoni genitori. Lui un buon figlio al momento non è. Ma resta e resterà sempre un figlio, da proteggere.

Annarita Bova

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